POLITICA E LEGGE REGIONALE, OGNUNO TIRA L’ACQUA AL SUO MULINO

Politica: verso la nuova legge elettorale regionale – Le opinioni dei capigruppo di Palazzo Cesaroni

Umbria, 20/05/2008

Garantire la governabilità assicurata dall’elezione diretta del presidente della Regione senza intaccare la pluralità della rappresentanza politica garantita dal sistema proporzionale. Non aumentare il numero dei consiglieri regionali rispetto ai 30 attuali, tutela del ruolo del Consiglio, riequilibrio del peso delle due province e ripensare il meccanismo del “listino” e del premio di maggioranza.
Sono queste alcune delle priorità individuate dai capigruppo dei partiti rappresentati nell’Assemblea di Palazzo Cesaroni in vista della riunione della Commissione speciale per le riforme statutarie e regolamentari che, questa settimana, inizierà ad affrontare la questione della riforma della legge elettorale regionale.

Gianluca Rossi (Pd): “La priorità per il Partito democratico è una seria riflessione su una eventuale modifica statutaria che riguardi il numero dei consiglieri regionali: noi siamo favorevoli ad un ritorno al numero di 30, ma in questo caso va rivisto anche l’assetto numerico dell’Esecutivo ed anche il sistema delle incompatibilità, per garantire il bilanciamento dei rapporti tra Governo e Assemblea legislativa regionale.
Per quanto riguarda la legge elettorale, siamo per mantenere l’elezione diretta del presidente della Giunta, con eventuali correttivi che non vadano a stravolgere la norma vigente.
Modifiche statutarie e nuova legge elettorale devono procedere e devono essere affrontati insieme.

Stefano Vinti (Prc): “Le legge elettorale attualmente in vigore è una buona legge che rappresenta bene sia il livello provinciale che, attraverso il listino, le classi dirigenti regionali. Eventuali aggiustamenti andranno fatti tenendo presente che il nostro è un sistema politico molto articolato e plurale e quindi andrà bandita ogni idea di bipartitismo. Va mantenuta la proporzionalità all’interno del sistema presidenziale, perché questo serve a dare una rappresentanza reale della pluralità della società regionale, pur garantendo la governabilità”.

Roberto Carpinelli (Pdci): ” L’attuale legge elettorale è una ottima legge: assicura la rappresentanza (con l’80 per cento degli eletto con il sistema proporzionale) e la governabilità (il restante 20 per cento eletto con il maggioritario). Una legge che il Pdci ha proposto di utilizzare anche per le elezioni nazionali.
I punti focali della riforma dovranno essere: la modifica del sistema del “listino”, che in caso di ampia vittoria attribuisce di fatto 3 consiglieri in più all’opposizione, creando una sorta di “premio di minoranza”; la separazione dei resti delle due province, per evitare una rappresentanza sproporzionata dei territori; la riconsiderazione del sistema delle preferenze, valutando se incrementarne il numero o eliminarle”.

Oliviero Dottorini (Verdi e civici): “Una buona legge elettorale deve garantire bipolarismo, governabilità e massima rappresentanza delle istanze che provengono dalla società. Occorre assicurare il rispetto della volontà degli elettori e conferire loro un’autentica capacità decisionale, per esempio attraverso la possibilità di esprimere preferenze. Sono caratteristiche che l’attuale legge elettorale regionale, al contrario del cosiddetto Porcellum sperimentato a livello nazionale, già garantisce in modo soddisfacente. La legge attuale infatti ha consentito in questi anni governi stabili e coalizioni ben delineate, garantendo un buon livello di rappresentanza. Si dovranno pertanto apportare solo piccole modifiche, facendo attenzione a che non si torni indietro, magari pensando di introdurre elementi di esclusione o di privare i cittadini della possibilità di scelta”.

Ada Girolamini (Sdi): “Dagli elettori è venuto un messaggio chiaro: va garantita la stabilità (attraverso l’elezione diretta del presidente della Giunta) e va garantita la rappresentanza politica attraverso il sistema proporzionale, cercando però di operare una semplificazione. Sarà inoltre necessario agire per il riequilibrio territoriale tra Perugia e Terni; garantire una presenza più significative delle donne nell’Assemblea di Palazzo Cesaroni; mantenere fermo a 30 il numero dei consiglieri regionali; ridiscutere la questione delle incompatibilità tra assessori e consiglieri; introdurre la possibilità di dare due preferenza(invece di una soltanto) e infine modificare il sistema del ‘listino’, dando la certezza del premio di maggioranza alla coalizione che vince, con qualsiasi percentuale questo avvenga”.

Fiammetta Modena (FI-Pdl): “Premetto che, a fronte dei gravi problemi che ci sono in Umbria, il dibattito attorno alla riforma della legge elettorale regionale non costituisce una priorità, quantomeno non può diventare lo strumento con cui si mascherano le gravi inadempienze della Regione.
Ovviamente abbiamo la nostra posizione in merito: a nostro avviso è necessario individuare dei meccanismi che vadano nella direzione che le ultime elezioni politiche hanno chiaramente indicato, ovvero verso la massima semplificazione e lo sviluppo di un sistema assolutamente bipolare, attraverso l’aggregazione in due grandi forze politiche che si confrontano”.

Enrico Sebastiani (Udc): “Bisogna dare la possibilità ai cittadini di scegliere le persone che dovranno rappresentarli, quindi dico no alle liste bloccate. Inoltre, anche se il presidente della Regione viene scelto attraverso un’elezione diretta, non bisogna permettere che nomini pure gli assessori, per non ritrovarsi ad averne sei su otto esterni, come nella Giunta attuale. Occorre quindi trovare le modalità per rispettare il voto degli elettori, magari prevedendo una incompatibilità fra il ruolo di assessore e quello di consigliere, per cui ad un incarico per un assessorato facciano seguito le dimissioni di chi va a ricoprire quel incarico e il subentro in Consiglio dei primi non eletti”.

Andrea Lignani Marchesani (Per l’Umbria): “La prossima legge elettorale deve essere rappresentativa, perciò occorre mantenere il voto di preferenza, unica, secondo il dettato stabilito dal referendum popolare, perché è così che la volontà dei cittadini viene rispettata. Quindi: proporzionale con premio di maggioranza e senza listini bloccati. Inoltre gli assessori devono essere determinati all’interno del Consiglio regionale, per salvaguardare il diritto di rappresentanza, con un massimo
di tre esterni. E sulle pari opportunità va detto che non possono esistere riserve indiane per un sesso o per l’altro.
Donne che valgono non hanno certo bisogno di posti riservati”.

Aldo Tracchegiani (La Destra): “La legge elettorale deve rimanere con le preferenze ed il sistema proporzionale, che garantisce la
rappresentatività di tutti i partiti e quindi di tutte le espressioni popolari. C’è invece una tendenza a far sparire i piccoli partiti, e
quindi le differenze, ma se dovessimo seguire questa strada credo che non andremmo lontano. Dobbiamo salvaguardare la pluralità e permettere che i cittadini scelgano da chi essere rappresentati, altrimenti daremmo via libera a quella che si configura come una strisciante oligarchia, molto vicina al dispotismo”.

Franco Zaffini (An): “Quello che è accaduto a livello nazionale deve essere da esempio per la realtà regionale, quindi: massima semplificazione e bipolarismo. Altra emergenza è quella di tutelare il ruolo del Consiglio regionale, perché con l’elezione diretta delpresidente si verifica un eccesso di ‘cesarismo’ e una marginalizzazione delle assemblee elettive.
Punto fermo è anche il mantenimento della preferenza, ma è inutile entrare nei dettagli in una fase in cui il dibattito è appena all’inizio, per cui chi vi si addentra lo fa a rischio di essere smentito a stretto giro di posta”.

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