Sj-Festival dei due Mondi di Spoleto, domani l’atteso responso del Giudice sul Marchio

news-Festival dei due Mondi di Spoleto

Tratto dal Messaggero dell’8 giugno

Il Festival di Spoleto rischia: un giudice deciderà
sul marchio rivendicato dal figlio di Menotti

di Rita Sala
Due Mondi in guerra. Sono quelli che simbolicamente oppongono Francis Menotti, figlio adottivo di Gian Carlo (scomparso novantaseienne il 1° febbraio 2007, senza poter celebrare il mezzo secolo della sua creatura) e Giorgio Ferrara, presidente e direttore di Spoleto ’51, la rassegna internazionale nata per dare continuità alla manifestazione umbra. Reso storico del suo grande passato, il Festival ambirebbe infatti risorgere dopo la tempesta mediatica e l’incertezza economico-finanziaria sonoramente patite nell’ultimo decennio.

Che accade? Dopodomani un giudice si pronuncerà su Spoleto 51 (debutto previsto il 27 giugno), che da settimane affida la propria pubblicità a quotidiani, settimanali, manifesti e quant’altro usando la dicitura “Festival dei Due Mondi”. Con un corposo dossier, quattro avvocati dello studio Grimaldi di Roma che rappresentano Francis Menotti contestano alla kermesse messa in piedi da Ferrara in soli cinque mesi la possibilità di esistere o, quantomeno, di denominarsi “dei Due Mondi”. Il figlio del Maestro giudica appropriazione indebita quella di un marchio che è dell’Associazione Festival, dunque della sua famiglia. Ritiene altresì di essere stato allontanato dalla direzione spoletina contro la propria volontà. Il risarcimento danni richiesto ammonterebbe a cinque milioni di euro, più il pagamento dei debiti cumulati dall’Associazione. All’inibizione del marchio si accompagnerebbe la richiesta di sospensione dell’imminente edizione del Festival.

Dalla residenza scozzese di Yester House, dove si trova in questo momento, Francis si dichiara «triste e amareggiato». Afferma però che non gli preme fermare il Festival: «Voglio soltanto che siano rispettati i diritti dell’Associazione». Ancora: «Ho affidato al ripristinato sito internet www.spoletofestival.it le mie opinioni dettagliate su tutta la faccenda. Gian Carlo Menotti intendeva il Festival come una festa per tutti, una manifestazione di cui ogni italiano e ogni amante della musica nel mondo potesse andare fiero. Ci è stato tolto da coloro che, dopo la morte di mio padre, hanno deciso di appropriarsi in modo indebito di ciò che abbiamo costruito con tanta fatica, per di più utilizzando il nostro marchio senza consenso. Per questo mi sono rivolto agli avvocati: per proteggere, oltre ai miei diritti, la continuità di una tradizione artistica». Sul sito, Menotti jr auspica altresì che, «con l’aiuto del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali», sia possibile «tornare a collaborare» e che «le varie parti possano congiungersi per trovare una soluzione». Infine, l’invito ai navigatori della rete a «sostenere la lotta» con messaggi e testimonianze.

Da parte del nuovo establishment spoletino, rappresentato da avvocati dello studio Ripa di Meana, nessuna dichiarazione. Giorgio Ferrara è a Mosca per vedere e “reclutare” spettacoli e artisti: la prossima edizione del Festival (che ogni anno accende un focus su un Paese in particolare) sarà dedicata all’ex Unione Sovietica. Presumibilmente, le ragioni di Spoleto 51 si legheranno alla domanda: se il nuovo Festival non fosse stato organizzato o non potesse svolgersi, chi subirebbe il danno maggiore? L’Associazione (che, fortemente indebitata, non sarebbe stata in grado di metterlo in piedi e nemmeno di ricevere altri contributi, diretti o indiretti, dallo Stato) o la Fondazione (primo terminale del finanziamento pubblico)? E come valutare la posizione del Comune? Come misurare l’eventuale privazione inflitta alla gente, locale e non?

Quanto allo spodestamento di Menotti jr dal ruolo che Francis ha ricevuto dal padre, si sa che una “trattativa” era stata avviata fra l’ex ministro Rutelli e l’interessato. In ballo 400.000 euro di vitalizio al figlio del Maestro e la direzione artistica onoraria a vita (il vitalizio sarebbe stato estensibile ai figli di Francis fino alla maggiore età). L’accordo arrivò a un passo dall’essere raggiunto. Ma non si fece. Fra le richieste di Francis ci sarebbe stata (aggiunta all’ultimo momento) anche una cospicua percentuale, circa il 30 per cento, sugli incassi annuali della manifestazione. Ancora: i fondi (un milione di euro circa) che l’Associazione Festival, braccio operativo creato dai Menotti, doveva ricevere lo scorso anno dalla dotazione del Fus (Fondo Unico dello Spettacolo) sono stati bloccati, su richiesta dei creditori della rassegna, per ordine di un giudice. Di conseguenza la somma (un altro milione di euro) che la legge speciale numero 418 del 1990 consegna annualmente alla Fondazione (istituita dal Comune con l’incarico di erogare i denari all’Associazione) è rimasta inattiva fino alla formazione dei nuovi organi dirigenziali e gestionali. Organi considerati in grado di dare continuità alla manifestazione.

I quarantacinque fogli che lo studio legale di Francis ha depositato alla Procura della Repubblica di Firenze fanno riferimento a un precedente: quello del “Petruzzelli” di Bari. Dopo una lunghissima causa, sul caso del teatro barese andato a fuoco 17 anni fa (riaprirà i battenti il 6 dicembre prossimo) fu data ragione alla famiglia Messeni Nemagma, proprietaria del terreno. Ma si trattava, in quel caso, di un esproprio per legge, a fini pubblici, di un teatro privato. Qui siamo invece di fronte al dissesto finanziario di un’associazione privata, e a un Comune che vuole comunque assicurare continuità al Festival al quale è legato da cinquant’anni.

Se fosse tra noi, Gian Carlo Menotti si proclamerebbe a gran voce sfinito da tante diatribe. Dietro la frase, ricorrente negli ultimi suoi anni, «Sono vecchio, basta con Spoleto, nel tempo che mi resta voglio pensare alla mia musica», ci chiedeva due cose. Da una parte rispetto per un’istituzione che in ogni caso è un simbolo italiano, spendibile ovunque; dall’altra, la capacità di analizzare, con serenità, ogni sua metamorfosi. Certo il Festival non è più quello dei petrolieri, dei blasonati e delle dame che nell’età pioniera si infilavano l’abito da sera dietro le siepi per assistere a spettacoli pieni di bei nomi e magari attraversati da un brivido erotico. Ma resta l’appuntamento con l’arte, con la musica, con il teatro, con il turismo culturale. «Lavorate su questo, per questo ci direbbe il Maestro. Piantatela con tutto il resto».

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