Icone anni 60/70- Fascista? Lucio Battisti e’ stato ed è l’unico vero poeta dell’amore canoro!

Macché di destra,

Battisti era il re del pomicio


di Redazione

Carte in tavola subito: a me, Lucio Battisti è sempre piaciuto poco. Mi stavano in uggia quella vocina soffice, perfetta per un tremolio di pensieri e emozioni, quella musica arpeggiante e fin troppo melodica, quel ricciolo afro quando andava di moda il ricciolo afro. Tutt’altre musiche hanno accompagnato i miei anni Settanta, roba forte e dura, anche se scontata. I Pink Floyd, Dylan, Zappa, gli Stones. E però avrò comprato almeno una mezza dozzina di volte le sue antologie (poi perse o regalate), quelle che si trovano a prezzo scontato negli autogrill. Il viaggio in autostrada favorisce i ricordi, e più sono languidi, meglio. Così, ogni volta, riscoprivo che la mia giovinezza è stata intessuta di fiori di rosa e fiori di pesco, di poesia d’un amore sovrano, di ancora tu, e di motociclette che non si sa bene se riuscivano a capire o no.
Ero dunque di destra? Manco per niente, senz’altro non quello che si intendeva allora come «destra», cioè: fascista. Un marchio d’infamia che segnava a fuoco chiunque non fosse di sinistra. E il povero Battisti questo veniva considerato, un fascista. Per dimostrarlo, in mancanza di prove più robuste, si citava persino la copertina di un album dove c’era gente che salutava – innocente – con il braccio destro. Se la prova era modesta, era ancora più modesto il pensiero di fondo che la precedeva, ovvero: Battisti non canta la protesta, quindi è di destra.
A quell’epoca la locomotiva di Francesco Guccini, guidata da un anarchico esagitato, si schiantava felicemente contro «un treno di signori». E a quella «bomba proletaria» si adeguavano, più o meno enfaticamente, tutti i cantautori, che dovevano essere – per essere – almeno contro la borghesia. «Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia / non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia», recitava uno dei più raffinati, Claudio Lolli. Per essere apprezzato, un cantante dabbene doveva protestare contro la società, la politica, il mondo, l’universo, Dio: che infatti, per Guccini e i Nomadi, era «morto». Chi sfuggiva a questa regola veniva considerato un cantante per mamme o commesse d’altri tempi. Oppure, se aveva dignità artistica, come Battisti, non poteva che essere un nemico del popolo e delle sue nobili aspirazioni: un fascista, appunto. Quali fossero le vere aspirazioni del popolo, in realtà, lo si vedeva a tu per tu.
A tu per tu, Battisti era più che un sottofondo, era un condimento che facilitava ogni seduzione, anche di quelle ragazze in gonnellona a fiori che avevano il pregio di non farti faticare per slacciare il reggiseno, visto che non lo portavano. «Che ne sai di un campo di grano?» «Conosci me, la mia realtà?» E via, il terreno era bell’e pronto, specialmente se si avevano a disposizione addirittura «le luci rosse»: dello «champagne ghiacciato» si faceva pure a meno.
Ma poi: a mano a mano che mi ritorni in mente, caro Lucio, questa faccenda di Battisti/fascista era un topos di una minoranza un tantino fanatica, che confondeva la barba del Che con quella di Dalla, quella di Castro con quella di De Gregori: ricordo benissimo che in quei luoghi di danza (sempre più rari) dove si inframmezzava il rock con i lenti, appena l’astuto disc-jockey insinuava Battisti, le folle scendevano in pista, e non per fare la rivoluzione antifascista, bensì per pomiciare. Lucio Battisti è il padre primigenio del pomicio dagli anni Settanta in poi, e se lui è di destra, anche il pomicio è di destra. Chi se la sente di affrontare un dibattito sul tema?(dal Giornale)

Mariolina SAVINO

Grande Lucio, quello che rappresenta nel modo migliore una generazione di ragazzi oggi cinquantenni pieni di sogni e di aspettative mancate. Era ed è il nostro idolo, un’anima semplice seppur altamente rappresentativa della musica immortale. Ora come allora la musica non cambia, se sei bravo ti tirano le pietre, e basto’ il suo vezzo di alzare gli occhi e le mani al cielo per farlo diventare Fascista. “Ma si può?”

Evidentemente si’.

A dieci anni dalla Sua morte lo vogliamo ricordare con quella che per me è stata la canzone più innovativa ed eccezionale di allora e che si lega all’attività che ho scelto nella mia vita “pensieri e parole”.

SpoletoJournal

Lucio Battisti Tribute

Pensieri e Parole

che ne sai di un bambino che rubava
e soltanto nel buio giocava
e del sole che trafigge i solai
che ne sai
e di un mondo tutto chiuso in una via
e di un cinema di periferia
che ne sai della nostra ferrovia
che ne sai
conosci me
la mia realta’
tu sai che oggi morirei
per onesta’
conosci me
il nome mio
tu sola sai s’e’ vero o no
che credo in dio
che ne sai tu di un campo di grano
poesia di un’amore profano
la paura d’esser preso per mano
che ne sai
l’amore mio
e’ roccia ormai
e sfida il tempo e si da al vento
e tu lo sai
si tu lo sai
davanti a me
c’e’ un’altra vita
la nostra
e’ gia’ finita
e nuove notti
e nuovi giorni
cara vai o torni con me
davanti a te


ci sono io
o un altro uomo
e nuove notti e nuovi giorni
cara non odiarmi se puoi
conosci me
quel che darei
perche’ negli altri ritrovassi
gli occhi miei
che ne sai di un ragazzo che ti amava
che parlava e niente sapeva
eppur quel che diceva chissa’ perche’
chissa’ adesso e’ verita’
davanti a me
c’e’ un’altra vita
la nostra
e’ gia’ finita
e nuove notti
e nuovi giorni
cara vai o torni con me
davanti a te
ci sono io
o un altro uomo
e nuove notti
e nuovi giorni
cara non odiarmi se puoi

Oggi a Poggio Bustone ci sara’ un concerto in piazza con Roby Matano. A Molteno e’ in corso la mostra ‘Un tuffo dove l’acqua e’ piu’ blu’,a cura di Italo Gnocchi.In questi giorni molti gli omaggi in tv: dopo Matrix, Tv7 e uno speciale di Tg2 Dossier, Canale 5 riproporra’ il concerto-tributo.

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