CITTA’ DI CASTELLOJOURNAL- IL CAVALLO ETERNO AMICO DELL’UOMO

Oltre mille cavalli alla mostra di Citta’di Castello

Citta’ di Castello, 12/09/2008

Dal nostro inviato Gilberto Scalabrini

Siamo arrivati a Città di Castello con l’ultimo ruggito dell’estate: caldo afoso e temperature sopra la media stagionale. Da domani il black out, arriverà la pioggia ma non frenerà certamente gli appassionati della mostra che è pure passerella ed evento sportivo. Lo scorso anno si sono registrate 40.000 presenze. E questa è la dimostrazione di come sia importante questa vetrina che coltiva sempre più gli aspetti innovativi per valorizzare il territorio tifernate, l’allevamento, la zootecnica e le attività equestri sportive del tempo libero.
Da 42 anni l’universo equestre di Umbria, Marche, Toscana ed Emilia Romagna si dà appuntamento a Città di Castello. Anche quest’anno più di mille i cavalli e di tutte le razze. I più lontani provengono dal Brasile e dal Golfo Persico. Ques’ultimi sono cavalli arabi di assoluto fascino, i migliori purosangue del mondo, quelli che a Dubai si contendono il palmares della bellezza.
Una sorta di miss mondo equina. E da Dubai è arrivato con i suoi meravigliosi esemplari anche un cugino del famigerato Osama Bin Laden. Non vengono a compiere un volo da così lontano solo per vendere, ma anche per imparare ed apprezzare l’arte della mascalcia. Da oggi e fino a domenica si svolge il 14° concorso internazionale di mascalcia moderna. Sono iscritti oltre 20 esperti nell’arte del forgiare e applicare i ferri e avranno a disposizione 90 minuti per compiere il “capolavoro, superati i quali il regolamento prevede delle penalità. Provengono da ogni parte d’Italia. Il più lontano arriva dal Lago di Como.
Abbiamo incontrato il professor Paolo Toni dell’Università di Firente. Si occupa in termini amatoriali di mascalcia ed ha fatto parte della giuria fin dal primo concorso.
“La manifestazione –ci spiega- è diversa da quelle tradizionali, perché si inserisce nel contesto della moderna mascalcia, dove ci sono già i ferri sbozzati e l’applicazione avviene con tecniche tradizionali. La gara consiste nel valutare la preparazione del piede del cavallo che ha una rilevanza particolare per la salute dell’animale e la correzione di eventuali difetti, nonché all’applicazione del ferro e alla maestria del maniscalco”.

Molti rifiutano di mettere i ferri al proprio cavalli, preferiscono lasciarli scalzi. E’ giusto?
“Il cavallo scalzo è quello brado in natura, per cui se non gli vengono richiesti degli sforzi superiori a quelli che la natura gli ha destinato, l’usura e la ricrescita dell’unghia si compensano. La ferratura è stata una necessità storica quando il cavallo è diventato un animale da lavoro. Il ferro è un’invenzione dell’anno Mille. I Romani usavano gli ipposandali. Con l’invenzione del chiodo è cambiato tutto”.

Ma quando l’unghia del cavallo cresce, il ferro diventa come una scarpa stretta?
“Non c’è dubbio che l’applicazione del ferro comporta dei danni, perché l’unghia cresce ma fortunatamente in maniera differente, nel senso che i consuma laddove la pressione d’appoggio è maggiore e quindi la natura fa crescere più rapidamente l’unghia in certe zone rispetto ad altre. Ad esempio sul tallone piuttosto che sulla punta del ferro. Quando l’unghia cresce il cavallo cambia gli appiombi, cioè l’unghia di appoggio”.

In che cosa consiste la maestria del maniscalco?
“Nel ricostruire periodicamente gli appiombi corretti al fine di evitare danni, lesioni o problemi all’animale. Pertanto, non è solo l’applicazione del ferro”.

Negli anni passati il maniscalco era un uomo di campagna, che imparava l’arte dagli anziani. Oggi ci sono delle scuole frequentate dai giovani?
“Un tempo si andava a imparare il mestiere nelle botteghe dei vecchi maniscalchi e i più bravi si facevano strada da soli. Oggi ci sono organizzazioni ed istituti regionali che fanno corsi di mascalcia e qualche giovane ne fa una professione”.
Ed eccoci alle carrozze. Sarà perché non ci sono più, oppure perché siamo immersi giorno e notte nelle polveri sottili dell’inquinamento di auto e industrie, che suscitano un fascino e un’attrazione particolare. Anche il cavallo con l’attacco assuma maggior imponenza e importanza.
Coltrioli Massimo a Città di Castello lo conoscono tutti. Insieme ai figli Agnese e Davide, rispettivamente di 28 e 16 anni. Sono tutti istruttori al centro ippico Caldedse.
“La passione –spiega Massimo- per le carrozze e per le dimostrazioni che svolgiamo in tutta Italia è nata da mio padre che era un carrettiere. Quando siamo approdati al centro Caldese hanno potuto vedere i nostri saggi e quindi ci siamo inseriti. Adesso insegniamo gli attacchi in tutta Italia e frequentando i corsi rilasciamo un brevetto di abilitazione”.

E’ difficile insegnare al cavallo il traino della carrozza?
“Certo che no. Appena il cavallo è stato svezzato dalla mamma, lo facciamo lavorare con le sole guide in un tondino, poi si mette il sellino, successivamente gli imbrachi e poi un peso dietro. Così facendo, il cavallo impara senza traumi gli attacchi”.

Nelle giravolte a secco, quando voi frenate le ruote della carrozza e il cavallo gira quasi su se stesso, non subisce danni al costato?
“Non succede assolutamente niente. Queste gare sono state approvate dall’ordine dei veterinari, perché il cavallo non rischia nulla. Lo spettacolo poi non dura un’intera giornata, bensì dieci minuti”.

Quale è la velocità?
“Circa 35,40 Km orari quando ha lo spazio sufficiente. Con il freno si aiuta il cavallo a girare”.
Mentre giriamo per la mostra ci incuriosisce un pony tenuto a cavezza da una signora toscana. E’ presso la bancarella delle leccornie e lei gli compra le caramelle di cui è goloso. Il pony si chiama Pisolo. E’ in vendita e la signora spiega che è anche un animale da compagnia e per chi ha un prato verde, tiene sempre l’erba a fior di pelo. Per i bambini i pony sono l’attrazione maggiore. Gare ed esibizioni registrano sempre un pienone. C’è anche un signore che cattura l’attenzione dei più piccoli, facndo addormentare i suoi pony.
Insomma, veri e propri momenti d’autore.
Infine, presso l’ufficio stampa, il collega Luca Paparelli, ci fa incontrare il presidente della mostra. E’ il professor Angelo Capecchi.
“Questa mostra –ci spiega- è una delle più antiche d’Italia. Si riallaccia alle antiche feste medioevali e rinascimentali floridiane. Fu sospesa per pochi anni nel periodo post bellico e riprese vigore negli anni ’50; poi nel 1967 nacque l’attuale. In quegli anni, il cavallo sembrava ormai un’esperienza conclusa, perché non era più un animale da lavoro. Invece l’evento ha oggi dimensioni internazionali pur senza dimenticare l’origine quale mercato equino. Tre anni fa si è pure costituita l’associazione mostra del cavallo del quale fanno parte, come soci fondatori, l’Unire, la regione Umbria, la Camera di Commercio, la facoltà di veterinaria dell’università di Perugia, l’associazione provinciale allevatori e i più importanti enti locali”.

Quali sono i costi di questa quattro giorni?
“Questa manifestazione è un caso unico, perchè non ha spese fisse. La struttura è a costo zero. Ci viene offerta con grande generosità dalla manifattura tabacchi ed è lo spazio espositivo più grande della regione. Non ci sono persone a libro paga, perché è gestita da oltre 150 volontari. Pertanto, tutte le spese sono investimenti. Il budget complessivo della rassegna si aggira intorno ai 700mila Euro”.

Rispetto alla mostra di Verona, che cosa manca e che cosa ha di più?
“Mancano soprattutto le strutture. Verona ha spazi espositivi dieci volte superiori, coperti e dedicati. E’ la mostra del centro Europa. Noi, invece, dell’Italia. Per la collocazione geografica, rappresentiamo il punto d’incontro per l’allevamento del centro sud. Abbiamo poi il volontariato che costituisce il tratto caratteristico della manifestazione, la forza umana che muove la pesantissima macchina dell’organizzazione che, nel suo crescere, diviene sempre più esigente”.

Prospettive per il futuro?
“Ci sono due garanzie fondamentali: il settore che tiene, a dispetto della situazione economica che attraversiamo, e l’interesse della Regione e dello stesso territorio. In tal senso anche l’Associazione ha assunto un importante impegno di promozione e valorizzazione. Il cavallo è in forte crescita, forse per il rapporto con la natura, forse per la suggestione che ha accompagnato la storia dell’umanità”.

Qualche ombra?
“In questi ultimi due anni c’è stata una sorta di mancanza di tensione di fronte alla nostra attesa: l’ingresso dell’Unire per fare di questa manifestazione uno strumento di promozione per l’allevamento ippico a livello nazionale. D’altronde rappresenta un punto di incontro per tutti gli allevatori del centro sud, ma abbiamo registrato una grossa incertezza nelle politiche di sviluppo del cavallo, nonostante l’interesse dimostrato. L’Unire sta attraversando un momento di grande difficoltà”.
Domenica è l’ultimo giorno per visitare gli stand e assistere agli spettacoli, che vanno dalla gimkana-cross all’horse ball,dal salto ostacoli al passo saltellato -come una danza- dei cavalli andalusi, dal carosello dei Lancieri di Montebello agli spettacoli equestri in notturna, dai purosangue arabi ai Lipizzani e spagnoli, dal campionato italiano di morfologia per i puledri, alle dimostrazioni ed esibizioni di attacchi anche con carrozze d’epoca alle evoluzioni dei Butteri. Interessante la collezione di selle antiche, come l’attrezzatura e l’artigianato artistico.


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