MONTEFALCOJOURNAL- FESTA DELLA VENDEMMIA MONTEFALCHESE COME DA TRADIZIONE

VIVI L’UMBRIA

Successo della festa vendemmia a Montefalco

Montefalco, 22/09/2008

Dal nostro inviato Gilberto Scalabrini

Sul carro di pietrauta anche Antonio Rebecca (nella foto)

Per Montefalco è stato un altro momento magico: la piazza del comune, già teatro di grandi eventi, si è trasformata in aia, cantina, campagna, vgneto. Purtroppo, il fresco vento di tramontana non ha fatto registrare quest’anno il pienone, perchè molti non hanno azzardato sfidare i primi rigori di questo freddo autunno. La festa è stata ugualmente un successo, perchè abbiamo vissuto un pezzo di storia importante del secolo scorso. C’era pure l’antica sirena, azionata a mano, che scandiva in modo sonoro l’inizio e la fine dei lavori rurali.
Questa manifestazione, nata nel 1979 per rievocare la tradizionale vendemmia, ha chiuso domenica la 29^ rassegna della settimana enologica. Un vero inno al Sagrantino e ai vin Doc e Docg di questa terra.
I 16 carri (tutti trainati dai trattori e uno tirato dai buoi) sono stati allestiti dalle frazioni di Torre di Montefalco, Fratta, Poggio Tutti, Attone, Turrita 2008, Cerrete, Lasignano, san Clemente, Montepenino, Cerrete, Turrita 2006, Macchie, Camiano, Cortigiano, Pietrauta. Tutti hanno suscitato, come sempre, attenzione, curiosità e meraviglia. In ogni carro è andato in scena un rito antico e di grande atmosfera: si è mangiato, bevuto, cantato, raccontato storie. Per gli appassionati di enoturismo l’incanto del passato ha fatto rivivere e assaporare l’odore “asprigno” dell’uva matura, soprattutto hanno potuto seguire da vicino il processo della vendemmia in tutti i suoi passaggi: dalla raccolta alla pigiatura, dalla spremitura alla realizzazione del mosto, dalla cantina alla rievocazione di balli, canti e musiche popolari.
Questa festa –ci spiega l’assessore alle manifestazioni, Francesca Bravi- vuole essere prima di tutto un invito ai turisti a percepire l’odore del mosto che sul finire di settembre e l’inizio di ottobre anima la calda campagna montefalchee, partecipando ad un evento che richiama i valori più semplici della cultura contadina, festa allegra e chiassosa che ancora oggi riunisce amici e parenti che lavorano insieme girando le vigne, dandosi aiuto gli uni con gli altri”.
E’ vero. La manifestazione riporta in vita quelle vecchie tradizioni che i nostri contadini aspettavano tutti gli anni con ansia. La vendemmia, era una delle occasioni che li premiava del duro lavoro fatto durante l’anno. Partecipare a questa manifestazione è come fare un tuffo nel passato. L’intero contado rimesso nel vecchio stile e tutti gli abitanti in costume contadino, intenti a portare le ceste dell’uva, a fare la spremitura con il “pesticcio” dei piedi, le donne che offrono i piatti caratteristici e… tanti vino.
L’assessore alo sviluppo economico, Alessandro Broccatelli, ha ringraziato pubblicamente l’esercito di volontari che si sono adoperati per la riuscita della manifestazione.
Noi abbiamo incontrato Antonio Rebecca, 81 anni,uno dei fondatori della mostra enologica. La sua è stata una vita piena di sacrifici e non sono mancati anche momenti di dolore, come quello per la perdita di una figlia in giovanissima età.
Antonio è sul carro d Pietrata, la sua frazione e tiene in mano alcuni grappoli di uva sagrantno. Ha una faccia simpatica, aperta, dolce. Quasi un personaggio che sembra uscire da un quadro di Sepp Hilz, il pittore dei contadini. I suoi occhi sono ancora incantati dalla semplicità e dalla spontaneità della vita rurale.
“La campagna –dice- è un mondo senza tempo che ripete ciclicamente le azioni rituali del duro lavoro dei campi, del riposo e della festa nello scorrere delle stagioni. Un mondo assediato oggi dall’urbanesimo, dal progressivo spopolamento delle campagne, dall’industrializzazione incessante che mette in discussione l’esistenza stessa del nostro ceto”.
I giovani ritorneranno sui campi?
Antonio Rebecca allarga le braccia: “Mi auguro che i giovani ritornino presto sui campi, a fare quello che facevano i nostri padri e i nostri nonni, perchè l’agricoltura ha bisogno di braccia forti, altrimenti un giorno dovremo dire … c’era una volta il contadino. E poi che cosa mangeranno le future generazioni se i campi saranno abbandonati?”
Ai giovani piace più bere il vino che lavorare i vigneti. Che cosa bisognerebbe fare per convincerli a cambiare strada?
“Devono essere i governi a dare un segnale che significa un maggiore aiuto all’agricoltura. Da molti anni invece l’hanno dimenticata. Se i giovani avranno degli aiuti, delle risorse concrete, sono convinto che si avvicineranno ai campi. Se continueremo invece a far lievitare i costi dei prodotti e dei carburanti sarà un disastro, un fallimento”.
Lei partecipa sempre da protagonista a questa festa?
“Partecipo sempre da protagonista alla festa della vendemmia, perché credo in questa manifestazione, credo nel mio lavoro dal quale non mi sono mai allontanato un giorno e, soprattutto, credo in questa generosa terra di Montefalco”.
Lavora ancora sui campi?
“Si, lavora ancora gli oltre tre ettari di terreno, tutti coltivati ad olivi e vigneti. Faccio quasi tutti da solo. Solo in particolari occasioni chiedo con l’aiuto di qualche operaio”.
Che significa fare il contadinop a 81 anni?
“Fare il contadino alla mia età, significa vivere bene, impegnare cuore e mente a non invecchiare. Faccio questo mestiere da quando sono nato. Mai un giorno di assenza”.
E i suoi vini o buoni?
“Buoni? Io direi eccezionali: dal rosso di Montefalco al Sagrantino passito e secco. Credo di essere l’orgoglio di questo comune.
Tutti i giorni, prima di andare in campagna, accudisco amorevolmente, insieme a mia figlia, la moglie che si è allettata da sei anni”.
Infine scuote la testa: “Oggi molti anziani come me hanno le badanti. Credo che sia la più grande vergogna di questo Paese, perché la mia generazione e pure quelle precedenti non hanno mai abbandonato gli anziani o lasciato in custodia a persone estranee i vecchi. Sono all’antica, lo so, ma non si può delegare questo aiuto ad altri”.


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