L’editorialeJournal- Italia razzista? Ma mi faccia il piacere!

Quando i guai uno non li ha,

se li va a cercare!

L’Editoriale

direttore Mariolina Savino

Da qualche mese siamo diventati improvvisamente razzisti! Noi che abbiamo esportato la buona cucina nel mondo, che siamo stati amati ovunque e che ricordiamo ancora le ferite dell’emigrazione meridionale.

Forse fra tanti bravi italiani anche un pò di cattivi soggetti sono approdati nelle Americhe, ma non per questo tutti gli italiani sono stati fetentoni!

Quello che come al solito l’italiano medio non riesce a capire è di come da una paglia se ne fa un pagliaio.

E quanto sia pericoloso percorrere certe strade che portano davvero a sobillare un razziamo che in verità non esiste nell’animo dei più, se non in casi isolati, dove invero, andrebbero fatte approfondite ricerche prima di sparare i soliti caratteri cubitali a quattro colonne!

Noi italiani non abbiamo l’animo razzista, siamo seccati quando succedono fatti gravi, ci può essere, visto che è sempre incinta la mamma degli imbecilli, qualche facinoroso che può avere alle spalle altri problemi, ma da qui a targarci come razzisti il passo è davvero lungo.

La politica ancora è troppo lontana dalla gente e spesso crede che il popolo sia fatto da soggetti passivi e ignoranti, ma tutti fortunatamente hanno il buon senso di saper distinguere fra rari atti di vero razzismo e questioni legate alla delinquenza comune e alla degenerazione di alcune periferie italiche.

Il razzismo è una brutta parola, con un pessimo significato e che non porta mai a nulla di buono, quindi cautela con le troppe parole in libertà che possono far danno più di quello che sembra.

Quegli stessi politici dovrebbero pensare alla Borsa che crolla e trovre soluzioni con la maggioranza invece di sollevare continuamente polveroni per essere presenti ai propri adepti.

Signori, un po’ di serietà per favore.

L’Italia ha bisogno di gente attiva e laboriosa, bianca, nera, gialla, l’importante è fare e rispettarsi l’un l’altro, senza disperdere il lavoro di questi anni d’integrazione che ha visto impegnati tanti volontari, la chiesa e molti politici che amano il loro paese e la multietnia.

SJ- Nuove “rotonde” a Spoleto

Preso atto che l’ Amministrazione Comunale Spoletina sembra (finalmente) essersi appassionata alle rotonde stradali, perchè non se ne realizzano altre due, a ns.parere indispensabili, in Piazza della Vittoria e presso l’ incrocio V.le Trento e Trieste/Via Flaminia/Via Nursina?

Così si potrebbe rendere più snello e meno tortuoso il traffico da V.le Trento e Trieste verso Via Nursina e il centro, e dal centro verso la Stazione e Baiano.
Di spazio ce n’ è a sufficienza, almeno più di quanto ne fosse disponibile per la rotonda in Via dei Filosofi/Ponte Unità d’ Italia, su cui ci riserviamo di esprimere un giudizio sereno solo dopo l’ultimazione.

Circolo della Libertà
“GUIDO I° DA SPOLETO”

InternetJournal- In arrivo motori di ricerca e software super intelligenti Due nuovi progetti del Politecnico di Milano

Risponderanno a domande molto più articolate delle attuali

Sistemi di ricerca intelligenti capaci di dare risposte sempre piu’ dettagliate e non piu’ solo motori di ricerca, e software auto-configuranti a ‘misura d’uomo’. A realizzarli nel prossimo futuro saranno i ricercatori del Politecnico di Milano, dove sono partiti di due nuovi progetti di ricerca, il Search Computing ed il Self-Managing Situated Computing, che presto sforneranno ‘il sogno nel cassetto’ dei tanti utenti di internet e dei computer.
Insomma, sapere chi e’ il dottore piu’ qualificato che cura una data malattia in un ospedale vicino o qual e’ il settore industriale con il maggior tasso di crescita in estremo oriente presto sara’ una realta’ possibile. Nonostante queste informazioni siano disponibili su Internet, oggi infatti nessun sistema informatico e’ capace capire domande cosi’ dettagliate e di produrre risposte altrettanto dettagliate.
Risposte che potranno arrivare grazie al progetto SeCo (Search Computing) del Politecnico di Milano gestito da Stefano Ceri che ha l’obiettivo, appunto, di realizzare sistemi di ricerca di nuova generazione che permettano di rispondere a domande articolate, sistemi software in grado di rispondere a simili interrogazioni.
A realizzare un software a ‘misura d’uomo’ punta invece il progetto SMSCom (Self-Managing Situated Computing) di Carlo Ghezzi che affronta la progettazione di software adattativo, in grado cioe’ di riconfigurarsi per far fronte a cambiamenti delle condizioni operative. Si tratta di un’applicazione auto-configurante capace di adattarsi al tipo di utilizzatore, alle sue preferenze, alle sue abilita’, alla sua conoscenza. E non solo. Il software sara’ capace anche di adattarsi al dispositivo su cui e’ eseguito o alle condizioni ambientali, come temperatura o grado di illuminazione. Nell’ambito di sistemi mobili, questi cambiamenti sono frequenti, a volte continui, spesso non prevedibili e richiedono capacita’ di riconfigurazione automatica del software oggi non disponibili.
Il progetto SMSCom punta cosi’ a superare i metodi ‘ad hoc’ proposti finora per rispondere a queste esigenze e, partendo dalle basi teoriche dell’ingegneria del software, studiera’ metodi generali per la realizzazione di software adattativo. Le due linee di ricerche sono state attivate al Politecnico di Milano grazie all’European Research Council (Erc) che ha assegnato a due docenti dell’ateneo, Stefano Ceri e Carlo Ghezzi, i suoi prestigiosi Advanced Grants. L’Erc e’ un ente indipendente istituito nell’ambito del VII Programma Quadro della Comunita’ Europea per finanziare progetti di ricerca di frontiera, incentivando cosi’ la qualita’ e l’ambizione dei migliori ricercatori.
La prima ‘call’ per l’attribuzione di Advanced Grants, rivolta a ricercatori affermati, con ampia visibilita’ internazionale e lunga e comprovata tradizione di ricerca, si e’ chiusa l’inverno scorso. Nel campo della Fisica e dell’Ingegneria sono state presentate 997 proposte. Solo il 10% delle domande a livello europeo hanno ottenuto il riconoscimento e dei 105 progetti finanziati, solo 9 sono stati presentati da ricercatori italiani, tra cui SeCo e SMSCom.
Le proposte otterranno un finanziamento di circa 2.5mln di euro ciascuna nell’arco dei prossimi cinque anni. Parte rilevante del budget sara’ dedicato a rafforzare i gruppi di ricerca operanti sulle tematiche dei progetti selezionati, grazie a borse di dottorato di ricerca e posizioni di ricercatore per studiosi selezionati con bandi aperti alla comunita’ internazionale.
“Il riconoscimento dell’Erc testimonia l’alta qualificazione dei proponenti e la natura visionaria dei loro progetti. Cio’ stimola la nostra comunita’ scientifica a persistere nello sforzo di compensare con i fondi europei la desolante riduzione del finanziamento nazionale” commenta Andrea Lacaita, Direttore del Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano.
“A questa emergenza nazionale, il Politecnico reagisce mettendo in campo le idee dei suoi ricercatori migliori. Il riconoscimento ottenuto -continua Lacaita- e’ anche una testimonianza per i nostri giovani ricercatori: di fronte alla complessita’ delle tecnologie bisogna avere la capacita’ di mettere a fuoco la sostanza dei problemi, identificandone e risolvendone i nodi scientifici fondamentali. Questo e’ l’unico modo per progredire efficacemente nella conoscenza”.

TreviJournal- TORRE MATIGGIA IL TERZIERE PIU’ VELOCE

Trevi, 06/10/2008

Ottobre trevano: corsa dei carri, vince Matiggia

Vince il terziere Matiggia la corsa dei carri disputata ieri a Trevi, secondo classificato il terziere Castello, ultimo il terziere Piano.

FOLIGNO- Discorso di insediamento del nuovo Vescovo Gualtiero Sigismondi

LO SPECIALE DEDICATO AL VESCOVO DI FOLIGNO INSEDIATOSI NELLA DIOCESI DOMENICA 5 OTTOBRE, SI CONCLUDE CON IL DISCORSO E IL SALUTO PARTICOLARE AI GIOVANI FOLIGNATI

Discorso di saluto ai giovani

“Chi entra per la porta, è il pastore delle pecore” (Gv 10,2): questa parola del Signore, unendo in armonica sintesi la figura del pastore, che conduce, a quella della porta, che introduce, mi sollecita a varcare con trepidazione e gioia grande il portale di questa diocesi. A Foligno, come ben sapete, ci sono varie porte: porta Firenze, porta Todi, porta Romana, porta Ancona e porta San Felicianetto; ce n’è però un’altra: “porta di speranza”, ed è questa, cioè voi giovani!
L’ultimo tratto di strada del cammino pastorale diocesano l’avete tracciato e coperto proprio voi con il Sinodo dei giovani: il traguardo che avete raggiunto è, di fatto, una linea di partenza, che ci impegna a camminare insieme seguendo il Signore, “l’amico più intimo e insieme l’educatore di ogni autentica amicizia”. Faccio mio il saluto rivoltovi da papa Benedetto XVI a conclusione del Sinodo diocesano: “Cari giovani, come ai primi discepoli, Gesù rivolge anche a voi l’invito ad essere suoi amici.
Se rispondete con gioia a questo appello, sarete seminatori di speranza nel cuore dei vostri coetanei”.
La pastorale giovanile, che si configura come una vera e propria seminagione di speranza, costituisce lo svincolo, l’incrocio, il punto di raccordo tra la pastorale familiare e quella vocazionale. Non si dà pastorale giovanile senza pastorale familiare e, al contempo, non esiste pastorale giovanile senza esplorare la frontiera del discernimento vocazionale. Se la pastorale familiare è la sorgente della pastorale giovanile, questa, a sua volta, è l’alveo che conduce al delta della pastorale vocazionale.
Nel salutarvi, vi benedico con la formula che ascolteremo tra poco nel brano della Lettera ai Filippesi proposto dalla liturgia come seconda lettura: “Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4,8). Se volete scoprire chi siete dovete prestare attenzione a tutto quello che è oggetto dei vostri pensieri; se non sapete dove siete dovete chiedervi in quale direzione sia diretto il vostro sguardo; se non conoscete quale sia il vostro tesoro dovete seguire la rotta dello sguardo e così scoprirete dove dimora il vostro cuore.
Alla Vergine Maria, che qui veneriamo con il titolo di Madonna del Pianto, domandiamo di ottenerci dal Figlio Suo la grazia di tenere fisso lo sguardo su di Lui, “autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,2). Le lacrime da lei versate – autentico inchiostro della speranza! – siano collirio per i nostri occhi, che fanno fatica ad aprirsi e a sollevare lo sguardo.
Mi accingo a entrare in questo santuario mariano domandando al Signore il dono delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata; la Vergine Maria, “portavoce della preghiera della Chiesa presso il Figlio Suo”, si faccia interprete di questa supplica, che deve essere corale oltre che cordiale e persino accorata.
Discorso di saluto alle autorità

Saluto e ringrazio il signor Sindaco di Foligno Manlio Marini che, a nome di tutte le autorità civili, politiche, socio-economiche e militari della città e del territorio, mi ha dato il benvenuto in termini tanto puntuali quanto cordiali. La partecipazione alla vita politica è un servizio primario e importante, ed è una forma eminente di carità verso il prossimo.
La Chiesa, memore dell’insegnamento dell’apostolo Pietro – “Siate sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore” (1Pt 2,13) –, nutre e trasmette un grande apprezzamento per la funzione pubblica e prega per i suoi rappresentanti chiedendo a Dio di “illuminare la loro mente e il loro cuore, affinché cerchino il bene comune nella vera libertà e nella vera pace”.
La Chiesa è ben consapevole che alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cf. Mt 22,15-22). La collaborazione tra la comunità politica e la Chiesa si realizza nel rispetto dell’indipendenza e dell’autonomia di ciascuna nel proprio campo. “Per la sua naturale missione – osserva Benedetto XVI – la Chiesa non è e non intende essere un agente politico”, e tuttavia ha un interesse profondo per il bene della comunità politica. Opera in modo da non dare l’impressione di intromettersi in sfere che non le competono o di approvare interessi particolari, ma non consente restrizioni alla propria libertà di annunciare apertamente il Vangelo e i principi morali e religiosi, anche in materia sociale.
Alla necessità di ridefinire il senso di una vera laicità che sottolinei e conservi la differenza tra ambito politico e religioso, ma anche la loro coerenza, si associa il dovere di ribadire con chiarezza che una democrazia autentica è garantita da un forte consenso etico su alcuni valori di fondo, quali “la dignità trascendente della persona umana, la solidarietà e la sussidiarietà”.
La rilevanza pubblica e la funzione insostituibile della religione viene sottolineata da Giovanni Paolo II quando scrive: “Il vescovo è difensore e padre dei poveri, è sollecito della giustizia e dei diritti umani, è portatore di speranza (…). La speranza è intimamente congiunta con lo zelo per la promozione integrale dell’uomo e della società” (Pastores gregis, 67). È proprio in questa intima connessione tra speranza e zelo per la promozione integrale dell’uomo che è possibile individuare il punto di contatto o di tangenza tra la Chiesa e la società civile. Questa piazza, in cui si affacciano la Cattedrale e il Municipio, è simbolo reale di questo necessario e prezioso incontro.
Quanto questo incontro sia fecondo lo si è sperimentato in occasione del sisma che ha colpito duramente questa città e l’intero territorio. Ad una popolazione provata dalla calamità del terremoto le autorità religiose, unitamente a quelle civili, politiche e militari, in sinergia con le associazioni di volontariato, hanno contribuito a tenere viva la speranza. In questa piazza, illuminata dai colori e allietata dalle voci della Quintana, presento le mie credenziali di “seminatore di speranza”, cioè testimone del Dio di Gesù Cristo, che ha imposto alla morte un limite invalicabile.

Presa di possesso canonico della diocesi di Foligno – 5 ottobre 2008
“La vigna del Signore è la casa d’Israele”: questa formula di fede che la liturgia ci ha suggerito riassume e interpreta il significato delle letture bibliche che sono state appena proclamate in questa Cattedrale, “punto focale e centro di convergenza” della nostra Chiesa particolare.
La parabola che abbiamo appena ascoltato (cf. Mt 21,33-43), inserita nel contesto storico e letterario della resistenza che i capi del popolo oppongono a Gesù, è riportata nei Sinottici con modeste varianti. La fedeltà con cui le prime comunità cristiane l’hanno trasmessa testimonia quanto essa abbia colpito vivamente la loro sensibilità. La parabola, che ha tratti di natura allegorica, si ispira apertamente al canto commovente, risuonato nella prima lettura, in cui Isaia paragona Israele a una vigna, che Dio stesso ha piantato, di vitigni genuini in una terra fertilissima, nella speranza – andata delusa – di una ricca e buona vendemmia (cf. Is 5,1-7).
Il canto della vigna costituisce solo il punto di partenza della parabola, che corre in altra direzione. Leggendo in sinossi i due brani, c’è un particolare che merita di essere sottolineato. Nel canto di Isaia il vignaiolo, dopo aver piantato scelte viti, costruisce una torre e, poi, scava un tino. Nella parabola, invece, il padrone della vigna, dopo averla circondata con una siepe, scava una buca per il torchio prima ancora di costruire la torre di guardia: è ancora lontana la stagione della vendemmia e il padrone già pensa al frutto! Questo particolare dice a me, a cui oggi il Signore affida un filare della Sua vigna dalle radici antiche e dai tralci fecondi, di cercare anzitutto il frutto. Mi dispongo a vivere la stagione della vendemmia col cuore colmo di gratitudine nei riguardi di mons. Arduino Bertoldo e di mons. Giovanni Benedetti che, con intelligenza d’amore, hanno sollecitato presbiteri e laici, religiosi e religiose a testimoniare quanto sia vero quello che si legge nella metafora giovannea della vite e dei tralci richiamata dall’acclamazione al Vangelo: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto” (Gv 15,5).
Oltre alla consapevolezza che la vendemmia rappresenta la prima opera pastorale, ho pure la convinzione che il raccolto appartiene al Signore, perché la vigna è Sua. Ecclesiam Suam diligere: questo motto, tratto dall’epistolario montiniano, mentre mi ricorda che la Chiesa è di Cristo e a Lui devo rendere conto, mi sollecita a prendermi cura di questa piantagione con gioia e gratitudine. Il rendimento di grazie è la base musicale dell’intercessione e, insieme, è la colonna sonora che accompagna chiunque accolga l’invito del Signore a lavorare nella Sua vigna con la stessa fedeltà con cui un contadino si lega ad un appezzamento di terreno quando decide di piantarvi scelte viti.
“Senza paura, senza calcoli e senza misura”: questo è l’atteggiamento di fondo, anzi, l’intenzione profonda con cui faccio ingresso in questa antichissima diocesi, richiamando da subito l’attenzione di tutti su due importanti e imprescindibili orientamenti pastorali:
-la preghiera è la condizione della concordia;
-la cura della vita interiore è la prima attività missionaria.
Senza il “cemento della concordia” lo Spirito santo non può e non vuole operare. La concordia non è una semplice coincidenza di interessi egoistici, ma è disponibilità concreta e generosa a “camminare insieme secondo la volontà di Dio”. È impossibile esplorare la frontiera della missione se non a partire dalla prima linea della comunione ricevuta in dono e sempre faticosamente cercata. E in prima linea c’è anzitutto il vescovo, che, come scrive Giovanni Paolo II, “è quasi punto di congiunzione della sua Chiesa particolare con la Chiesa universale e testimonianza visibile della presenza dell’unica Chiesa di Cristo nella sua Chiesa particolare” (Pastores gregis, 55). Come la comunione gerarchica con il Successore di Pietro è principio costitutivo per l’esercizio dell’autorità episcopale, così la comunione gerarchica con il vescovo è principio fondante per l’esercizio della triplice funzione profetica, sacerdotale e regale dell’intero popolo di Dio.
Oltre a tessere la trama della comunione nell’ordito della comunità ecclesiale, il vescovo è impegnato a promuovere l’universale chiamata alla santità, di cui egli “deve essere l’infaticabile sostenitore”. La vita pastorale si ridurrebbe ad una serie di iniziative prive d’iniziativa se venisse a mancare la tensione verso la “misura alta” della santità. È ovvio che non c’è primato della santità senza ascolto della Parola, “che della santità è guida e nutrimento”. Ricevo come dono della Provvidenza il fatto che il mio ingresso in diocesi coincida con l’apertura della XII Assemblea generale del Sinodo dei vescovi sul tema La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. “Nel suo essere mistero del Corpo di Gesù – si legge nei Lineamenta – la Chiesa si trova ad avere nella Parola l’annuncio della sua identità, la grazia della sua conversione, il mandato della sua missione, la fonte della sua profezia e la ragione della sua speranza” (Instrumentum laboris, 12).
La necessità e l’importanza di mantenere un “contatto continuo con le Scritture” è impegno che riguarda in primis il vescovo, chiamato ad essere “condiscepolo della stessa scuola”. Illuminante, in proposito, è quanto afferma sant’Agostino: “A considerare il posto che occupiamo, siamo vostri maestri, ma rispetto a quell’unico Maestro, siamo con voi condiscepoli della stessa scuola” (En. in Ps., 126,3). Di questa scuola Maria è la prima discepola, la “matricola”; quale “serva fedele della Parola” vive delle Scritture, custodisce nel suo cuore le parole che le vengono da Dio e, congiungendole come in un mosaico (cf. Lc 2,19), le comprende nello spazio del suo Fiat. Sottolinea Benedetto XVI: “Maria nella parola di Dio è veramente a casa sua, ne esce e vi entra con naturalezza. Ella parla e pensa con la parola di Dio” (Deus caritas est, 41).
Annunciare la Parola “con grandezza d’animo e dottrina” (cf. 2Tm 4,2), cioè con l’autorità e l’autorevolezza che nascono dalla testimonianza: questa è la missione a cui sono chiamato e per la quale sono inviato in mezzo a voi! Faccio mio, pertanto, l’augurio di san Paolo: “La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente” (Col 3,16); prendo a prestito l’espressione con la quale egli traduce il suo programma pastorale: “La parola di Dio si diffonda e sia glorificata” (2Ts 3,1); benedico tutti con la formula con cui l’Apostolo delle genti saluta gli anziani di Efeso: “Vi affido al Signore e alla Parola della sua grazia” (At 20,32). Non trovo espressione più adatta per domandare allo Spirito santo che rinnovi in mezzo a noi il prodigio operato agli inizi della predicazione del Vangelo: “La parola di Dio cresceva e si diffondeva” (At 12,24).
“La parola di Dio cresceva e si rafforzava” (At 19,20): questo grido di meraviglia, che esprime la fede della Chiesa apostolica nell’efficacia della Parola (cf. Is 55,10-11), suggerisce un fondamentale criterio di orientamento e di discernimento pastorale. L’indiscussa centralità della Parola, che “avvolge e custodisce il ministero del Vescovo”, fa dire a san Paolo che la Chiesa si configura come “colonna e sostegno della verità” (cf. 1Tm 3,15). Questa sorprendente affermazione paolina, che ho voluto richiamare nello stemma del mio episcopato, sottolinea che il Corpo ecclesiale, nella vitale autenticità della tradizione apostolica, custodisce puro e integro il deposito della fede, lasciando intendere, peraltro, che la Chiesa, nella piena autorità della successione apostolica, “non è al di sopra della parola di Dio, ma la serve” (Dei Verbum, 10).
L’immagine paolina della Chiesa “colonna e sostegno della verità” evoca la realtà della casa fondata sulla roccia della fede di Pietro (cf. Mt 16,16). Edificata con “pietre vive” in Cristo Gesù, “pietra scelta e preziosa” (cf. 1Pt 2,4-5), “la Chiesa del Dio vivente” presenta le caratteristiche di un edificio antisismico.
-È antisismica perché Dio stesso ne è l’Architetto e il Costruttore, che la edifica come tempio dello Spirito attorno alla mensa eucaristica, luogo in cui la Comunità ecclesiale “manifesta se stessa nella sua forma più essenziale”.
-È antisismica perché la dimensione umana e quella divina della Chiesa sono saldamente unite, alla stessa stregua del piano orizzontale e di quello verticale di ogni struttura che rispetti le più elementari norme di sicurezza.
-È antisismica perché la connessione tra Cristo, “pietra angolare”, e noi, “pietre vive”, è assicurata dal fondamento apostolico: tra Cristo ed i fedeli battezzati la saldatura è garantita dalla successione apostolica.
-È antisismica perché la Vergine Maria è la “fortezza incrollabile della Chiesa”, realtà “santa e insieme sempre bisognosa di penitenza”, fondata sulla Croce come mistero di unità, edificata a Pentecoste come realtà cattolica ed apostolica: apostolica perché cattolica!
Configurazione a Cristo e dedizione alla Chiesa: questo è il programma pastorale che siamo chiamati a rendere operativo, prestando ascolto a quanto lo Spirito dice alla Chiesa e nella Chiesa. L’amore per Cristo sarebbe un “vago affetto” se non si esprimesse nella passione per la Chiesa e, concretamente, per la nostra Chiesa particolare, che il sangue di san Feliciano ha tenuto a battesimo. Ci sostengano in questo proposito i santi della nostra terra, fra i quali risplende la beata Angela. La loro compagnia ci liberi da ogni angustia e ci faccia sperimentare quello che san Paolo raccomanda ai Filippesi: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti, e la pace di Dio custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù” (Fil 4,6-7).
Nel benedire solennemente, per la prima volta, la santa Chiesa di Dio che è in Foligno, non trovo formula più adatta di quella suggerita dal Salmista: “Dio degli eserciti, ritorna, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato, il figlio dell’uomo che per te hai reso forte” (Sal 79,15-16).

+ Gualtiero Sigismondi

Vescovo di Foligno


A CURA DELLA REDAZIONEJOURNAL, DIRETTORE MARIOLINA SAVINO

FOLIGNO- ACCOLTO CON AFFETTO ED ENTUSIASMO IL NUOVO VESCOVO

Foligno ha il suo nuovo vescovo

Monsignor Gualtiero Sigismondi è giunto in diocesi emozionato

Applausi e commozione fra la gente. Circa tremila persone in Cattedrale.

Circa tremila persone, oggi pomeriggio alle 18, hanno affollato la Cattedrale di San Feliciano a Foligno per accogliere il nuovo vescovo monsignor Gualtiero Sigismondi. Alla solenne liturgia hanno preso parte le massime autorità civili e militari della città e della regione. Il nuovo vescovo ha fatto il suo ingresso in Cattedrale emozionato e commosso, fra gli applausi dei fedeli. Alla solenne celebrazione liturgica erano presenti – presieduta fino alla consegna del “Bastone Pastorale” da monsignor Arduino Bertoldo, amministratore apostolico di Foligno – il neo arcivescovo di Firenze monsignor Giuseppe Berori, l’arcivescovo di Siena mons. Antonio Buoncristiani, l’arcivescovo di Perugia mons. Giuseppe Chiaretti.

Foligno, 05/10/2008

Saluto del Sindaco Marini al nuovo vescovo di Foligno, mons. Gualtiero Sigismondi

E’ con grande piacere, Eccellenza, che le porgo il mio caloroso benvenuto a Foligno, unito a quello dell’Amministrazione comunale e dell’intera cittadinanza, nel momento in cui si appresta a insediarsi alla guida di questa Diocesi.
Il suo arrivo era ben atteso, fin da quando abbiamo gioiosamente partecipato, insieme a numerosi folignati e fedeli accorsi da ogni parte dell’Umbria, alla sua consacrazione a Vescovo di Foligno, in quella solenne cerimonia svoltasi a Perugia, lo scorso 12 settembre, nella Cattedrale di S. Lorenzo, gremita in ogni dove.

Foligno, 05/10/2008

Festosa e accogliente cerimonia pubblica a Foligno per l’arrivo del nuovo Vescovo

Mons. Gualtiero Sigismondi accolto in Piazza della Repubblica dal Sindaco Marini.

In una piazza della Repubblica, gremita da tanti cittadini e fedeli, è stato accolto il nuovo vescovo di Foligno, mons. Gualtiero Sigismondi.
Ad accoglierlo al momento dell’arrivo alla guida della Diocesi, c’erano le massime autorità civili e militari: la Presidente della Regione dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti, i sindaci delle diverse città diocesane, il gen. Antonio Di Bello, comandante del Centro di Selezione e Reclutamento dell’Esercito, alla testa del picchetto ‘Onore e i rappresentanti dell’Ente Giostra della Quintana.

Breve biografia di Monsignor Gualtiero Sigismondi

Monsignor Gualtiero Sigismondi è nato a Bastia Umbra (Pg), il 25 febbraio 1961.
E’ stato ordinato presbitero dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, da mons. Cesare Pagani il 29 giugno 1986. Alunno del Pontificio Seminario Regionale Umbro Pio XI, ha frequentato il quinquennio istituzionale presso l’Istituto Teologico di Assisi (1979-1984); in seguito, quale alunno del Pontificio Seminario Lombardo in Roma (1984-1988), ha frequentato la Facoltà di S. Teologia della Pontificia Università Gregoriana, conseguendo nel 1986 la licenza in teologia sistematica e nel 1993 il dottorato di ricerca. Nel 1988 è stato nominato vice-rettore del Pontificio Seminario Regionale Umbro, di cui è diventato direttore spirituale nel 1996, incarico ricoperto fino al 2004.
Contestualmente al servizio di formatore – svolto ininterrottamente per ben 16 anni – è stato parroco della parrocchia di S. Maria Assunta e S. Emiliano in Ripa (PG) dal 1988 al 1993 e docente di teologia sistematica, a partire dall’anno accademico 1988/89, presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi, del quale è diventato direttore nel 1994, incarico ricoperto fino al 2002. Dall’anno accademico 1997/98 è docente stabile di teologia sistematica presso l’Istituto Teologico di Assisi, ove ha insegnato come docente incaricato a partire dall’anno accademico 1995/96. Dal 2001 al 2008, per due trienni, è stato assistente regionale unitario di Azione Cattolica. A livello diocesano, oltre a ricoprire l’incarico di parroco di Ripa e di assistente della sezione perugina dei Giuristi e dei Medici cattolici, è stato membro del Consiglio presbiterale (1987-2002) e del collegio dei consultori (1992-1997). Fino alla sua nomina a vescovo della Diocesi di Foligno, il 3 luglio 2008, monsignor Sigismondi è stato vicario generale dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, segretario generale del Sinodo diocesano, membro della commissione per la valutazione dei candidati agli ordini e assistente religioso per i giovani dell’ONAOSI maschile di Perugia. Oltre alla redazione, ad uso privato degli studenti, della dispensa di Ecclesiologia dal titolo “La Catholica Madre dei Santi” e alla pubblicazione integrale della tesi di dottorato – che ha conosciuto due edizioni (1992-2002) – dal titolo “La Chiesa un focolare che non conosce assenze. Studio del pensiero ecclesiologico di don Primo Mazzolari (1890-1959)”, ha pubblicato, non solo alcuni articoli – di cui segue l’elenco -, ma anche un saggio dal titolo “Spero perché credo la Chiesa. L’ordito ecclesiologico della trama pastorale di mons. Cesare Pagani (1920-1988)”. Molteplici sono i corsi di esercizi spirituali dettati prevalentemente ai preti ed ai seminaristi, in particolare si segnalano i Seminari maggiori di Milano e di Padova, i Seminari regionali di Ancona, di Molfetta, di Siena, e il Pontificio Seminario Romano Maggiore.