L’editorialeJournal- Italia razzista? Ma mi faccia il piacere!

Quando i guai uno non li ha,

se li va a cercare!

L’Editoriale

direttore Mariolina Savino

Da qualche mese siamo diventati improvvisamente razzisti! Noi che abbiamo esportato la buona cucina nel mondo, che siamo stati amati ovunque e che ricordiamo ancora le ferite dell’emigrazione meridionale.

Forse fra tanti bravi italiani anche un pò di cattivi soggetti sono approdati nelle Americhe, ma non per questo tutti gli italiani sono stati fetentoni!

Quello che come al solito l’italiano medio non riesce a capire è di come da una paglia se ne fa un pagliaio.

E quanto sia pericoloso percorrere certe strade che portano davvero a sobillare un razziamo che in verità non esiste nell’animo dei più, se non in casi isolati, dove invero, andrebbero fatte approfondite ricerche prima di sparare i soliti caratteri cubitali a quattro colonne!

Noi italiani non abbiamo l’animo razzista, siamo seccati quando succedono fatti gravi, ci può essere, visto che è sempre incinta la mamma degli imbecilli, qualche facinoroso che può avere alle spalle altri problemi, ma da qui a targarci come razzisti il passo è davvero lungo.

La politica ancora è troppo lontana dalla gente e spesso crede che il popolo sia fatto da soggetti passivi e ignoranti, ma tutti fortunatamente hanno il buon senso di saper distinguere fra rari atti di vero razzismo e questioni legate alla delinquenza comune e alla degenerazione di alcune periferie italiche.

Il razzismo è una brutta parola, con un pessimo significato e che non porta mai a nulla di buono, quindi cautela con le troppe parole in libertà che possono far danno più di quello che sembra.

Quegli stessi politici dovrebbero pensare alla Borsa che crolla e trovre soluzioni con la maggioranza invece di sollevare continuamente polveroni per essere presenti ai propri adepti.

Signori, un po’ di serietà per favore.

L’Italia ha bisogno di gente attiva e laboriosa, bianca, nera, gialla, l’importante è fare e rispettarsi l’un l’altro, senza disperdere il lavoro di questi anni d’integrazione che ha visto impegnati tanti volontari, la chiesa e molti politici che amano il loro paese e la multietnia.

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