MediaJournal- Come ci vedono oltralpe “Le critiche, come se ci fosse sempre un onore da difendere e una voglia di indignarsi”

Internazionale del Giornalismo

Ferrara

Concita De Gregorio sollecita Tim Parks, John Foot e Tobias Jones, scrittori e corrispondenti britannici in Italia, sul tema dell’orgoglio nazionale e del patriottismo dimenticato.

E’ gia affollata la Sala del Cinema Apollo al primo appuntamento del festival di Internazionale ma è soprattutto nel pomeriggio che file di giovani spettatori si assiepano lungo le vie e nella piazza antistante di una delle location principali degli incontri con i giornalisti dal mondo. Dagli amplificatori esterni rieccheggiano le voci degli interventi e schermi al plasma propongono, anche ai tanti già in coda per non perdere il secondo dibattito, i volti dei partecipanti alla tavola rotonda.
La rubrica “Italieni” è una delle costanti della rivista Internazionale.

Come vedono e cosa pensano di noi i giornalisti stranieri e i lettori ? Si è aperta come l’anno scorso con un incontro con i corrispondenti esteri in Italia la tre giorni del festival. Per discutere e cercare di tracciare i tratti dell’italianità sono stati chiamati lo scrittore Tim Parks, lo storico John Foot e iil giornalista Tobias Jones, britannici ma profondi conoscitori, oltre che amanti del nostro Paese. Patriottismo, fascismo, memorie divise e razzismo, sono questi i temi sui quali Concita De Gregorio, neo direttore del quotidiano L’Unità ha cordinato la discussione, lanciando diversi spunti per riflettere sull’esistenza o meno di uun carattere nazionale che si possa dire italiano.

“Io credo che sia importante riflettere sul patriottismo, sulle ragioni per cui si può essere fieri di essere italiani”, è stata una delle prime considerazioni del giornalista Tobias Jones che per diversi anni ha lavorato a Parma come freelance per il Guardian, il Financial Times e Vogue.
“Cio’ che interessa alla stampa italiana dei giornali esteri – ha sottolineato il giornalista – sono solo le critiche, come se ci fosse sempre un onore da difendere e una voglia di indignarsi”. Quello del rapporto con la stampa estera è stato un tema sul quale i quattro partecipanti alla tavola rotonda hanno discusso a lungo insieme a quello della tendenza, sottolineata da De Gregorio, “a sentirci sempre gli ultimi e ad avere una consapevolezza di noi svalutante”. “Credo che che il Times non abbia più un corrispondente nel nostro paese – ha detto Foot, che insegna storia contemporanea al dipertimento di italiano dell’University college di Londra e che ha svolto numerosi studi sull’Italia dagli anni ’50 ad oggi – quando è necessario viene mandato qualcuno da Parigi. L’Italia non è più al centro dei dibattiti internazionali come lo era prima che la scena politica fosse occupata da Berlusconi, ormai quindici anni fa”. Secondo lo scrittore Tim Parks – nel nostro Paese da ormai 28 anni e profondo conoscitore della letteratura e della storia italiana – “in Italia si ha sempre avuto bisogno di “redentori” basti pensare a Mazzini a Garibaldi e ora Berlusconi. Il ritornello costante è: “dall’Italia bisogna tirare fuori il meglio”. Sono sembrati poi tutti d’accordo nel dire che è all’estero che il patriottismo italiano emerge e si è disposti a valutare i motivi per cui essere orgogliosi.
“La verià – ha detto Parks – è che in Italia c’è sempre stata un’incapacità di decidere che cosa sia la storia nazionale”. Secondo Tobias Jones in Italia il passato non sembra passare , c’è sempre una continuità, non è mai avvenuta una chiara rottura come c’è stata in Germania: “questo ha fatto sì – ha aggiunto Foot – che si siano prodotte delle memorie contrastanti, divise”. Non ha tardato a lanciare la sua provocazione Parks che ha descritto gli italiani come un popolo che “prova una sottile gioia nell’indignarsi, tanto da essere incapace di retrocedere di un passo rispetto alle proprie idee”. “Questo – ha osservato lo scrittore inglese – fa sì che si perdano di vista i grandi temi di discussione mondiale dai quali l’Italia rischia di venire esclusa”.

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