TRASIMENOJOURNAL- Sabato 25 ottobre tre visite imperdibili nei castelli a libeccio del lago

Rinascimento sul Trasimeno

Sabato 25 ottobre il TCI  Umbria ha organizzato – grazie alla collaborazione dei Comuni perugini di Paciano e Panicale, gli splendidi castelli che dominano la costa a libeccio del Trasimeno – tre visite imperdibili ad opere del Rinascimento recentemente restaurate.
Ad accompagnare i visitatori il prof. Elvio Lunghi, storico dell’arte dell’Università di Perugia e curatore del catalogo “Rinascimento sul lago”, e il prof. Giovanni Riganelli, storico e saggista del catalogo e della mostra, entrambi profondi conoscitori dell’arte soprattutto locale.
Intenso il programma, pur se breve, in quanto si vuol lasciare aperta ai partecipanti la possibilità di scoprire altre opere dell’uomo e della natura tanto frequenti in questi luoghi. Il ritrovo e primo appuntamento è a Paciano,  in piazza della Repubblica, alle 9.45, per la visita alla vicina Chiesa di San Giuseppe, ove è esposto il gonfalone della Madonna delle Grazie (1470 ca.), olio su tela di Pierantonio di Nicolò da Pozzuolo. Da Paciano ci si recherà – ciascuno con i propri mezzi – alla vicina  Mongiovino per scoprire il miracoloso e straordinario Santuario della Madonna, monumento nazionale a mezzo tra Rinascimento e Manierismo, un’architettura della scuola del Bramante, che ospita dipinti del Pomarancio, del Fiammingo e di altri eccellenti autori. Da qui si raggiungerà Panicale (ritrovo in piazza Umberto I), ove presumibilmente ci si dividerà in due gruppi che si alterneranno nei percorsi: il primo visiterà il castello con le sue tre piazze ed il piccolo teatro Cesare Caporali; il secondo si recherà alla Chiesa di San Sebastiano, dove sono esposti il magnifico affresco del Martirio di San Sebastiano (1505) di Pietro Vannucci, detto il Perugino; l’affresco staccato della Madonna in trono e Angeli Musicanti (fine 1400) attribuito a Raffaello; e l’Adorazione dei Pastori (1519), tavola di Giovan Battista Caporali, qui eccezionalmente ricongiunta alla propria predella, migrata nell’Ottocento a Roma, ove è custodita presso l’Abbazia di San Gregorio al Celio.

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