CRONACAJOURNAL- Caso Mez, polemica sul video incriminato e diffuso da una rete statunitense

Omicidio di Perugia, parlano gli avvocati

21/10/2008

Umbriajournal

di Marcello Migliosi

PERUGIA – Udienza preliminare davanti al Giudice Paolo Micheli anche questa mattina relativa all’omicidio della studentessa inglese, Meredith Kercher. Oggi l’arringa dei difensori di Amanda Knox.

Il primo ad intervenire è stato l’avvocato Carlo Dalla Vedova. Prenderà poi la parola l’altro difensore della Knox, Luciano Ghirga. I legali chiederanno il proscioglimento della loro assistita. “Ero amica di Meredith e non avevo alcun motivo per ucciderla” ha ribadito sabato scorso la stessa giovane americana in una dichiarazione spontanea davanti al Gup di Perugia. Intanto stamani il pubblico ministero Giuliano Mignini non ha voluto commentare il filmato proposto da una televisione americana sulle presunte irregolarità compiute nell’indagine.

“Rudy ha già parlato al Pm e dichiarazioni spontanee davanti al Gup non ne farà perché non c’é bisogno”: così uno dei difensori di Guede, l’avvocato Walter Biscotti, arrivando stamani nella sede della Sezione penale del tribunale di Perugia dove si svolge l’udienza preliminare per l’omicidio di Meredith Kercher. Oggi in programma l’arringa dei difensori di Amanda Knox, gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova. L’avvocato Biscotti, il cui intervento è previsto sabato prossimo ha spiegato che la sua sarà “una discussione tecnica tesa a dimostrare che quella del Pm è solo un’ipotesi accusatoria”. Convinto dell’estraneità alle accuse di Guede anche l’altro difensore, l’avvocato Nicodemo Gentile.

“Gli elementi sul presunto concorso tra gli imputati – ha aggiunto – sono inesistenti a questo riguardo non c’é un elemento certo. Siamo sempre più convinti dell’infondatezza dell’accusa in particolare per la mancanza del concorso tra gli imputati”. Senza fare commenti sono entrati in aula i legali degli altri imputati.


Mignini si infuria per un video
di Meo Ponte da Repubblica
PERUGIA
– Il pm Giuliano Mignini lo aveva denunciato sabato mattina, stanco di mesi di insinuazioni e attacchi. “Hanno detto, per di più da 9000 chilometri di distanza, senza forse nemmeno conoscere una parola degli atti del procedimento né la complessità del linguaggio giuridico italiano: “Abbiamo capito tutto: c’è un solo responsabile, il ragazzo di colore, gli altri non c’entrano. Ve lo diciamo noi”. Sono rimasto scandalizzato e sconcertato da questo atteggiamento. È la prima volta che mi imbatto davanti a tanta presunzione e superficialità…”. Poche parole che però riassumevano quello che tutti a Perugia definiscono “il complotto americano”, una difesa ad oltranza di Amanda Knox orchestrata alle reti televisive statunitensi che nei mesi scorsi ha irritato gli stessi legali della ragazza accusata dell’omicidio di Meredith.

Tutto era iniziato con l’arrivo a Perugia di Joe Tacopina, singolare avvocato ingaggiato dal network Abc (e ricomparso poi nelle trattative per l’acquisto della Roma) che aveva accusato per primo gli investigatori italiani di incapacità. “Tacopina non ha mai avuto un ruolo nella difesa di Amanda – ricorda Luciano Ghirgha, il legale della giovane americana – e lo abbiamo diffidato più volte dal parlare a nome della nostra assistita”.

Poi, il 17 luglio il giudice di Seattle Michael J. Heavey, vicino di casa degli Knox, aveva scritto al pm Mignini, perorando l’innocenza di Amanda. “Le è mai capitato di sentire qualcosa in cui non può assolutamente credere? Ebbene questa è stata la mia reazione alla notizia del coinvolgimento di Amanda nell’omicidio” aveva scritto. A fine settembre anche il New York Times aveva espresso sconcerto per la conduzione dell’indagine perugina.

La guerra umbro-americana ora però ha raggiunto il culmine. Commentando un video mandato in onda dalla Nbc e dove si vede una poliziotta sfondare una porta, altri agenti cancellare una traccia di sangue e scrollare un piumone l’avvocato Anne Bremner, assunta da un gruppo di amici di Amanda, non lesina le accuse alla polizia scientifica italiana. “Si sono mossi sulla scena del crimine con incompetenza. Ci sarebbe da ridere sul modo su cui è stata condotta l’intera inchiesta se non ci fosse una ragazza assassinata”.


La mobile perugina ribatte punto su punto. “Quel video è stato registrato la mattina del 2 dicembre durante la prima ricognizione dopo la scoperta del cadavere di Meredith – spiega Monica Napoleoni, il commissario che guida la Sezione Omicidi della Mobile perugina – Quella inquadrata non è la porta dell’alloggio dove è stato commesso il delitto ma quella dell’appartamento sottostante abitato da Giacomo Silenzi, il ragazzo di Mez e dai suoi amici.

C’erano tracce di sangue all’esterno (che è poi risultato essere di un gatto ferito all’orecchio) e il pm Giuliano Mignini, presente in quel momento, ha autorizzato l’assistente Lorena Zugarini a sfondare la porta che era sbarrata”. Anche le immagini del piumone scrollato e delle tracce rilevate malamente si riferiscono all’alloggio sottostante. “Lo si capisce subito osservando l’armadio che è diverso da quello della camera di Mez” aggiungono alla Mobile.

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