LA COMUNITÀ MONTANA DELLA VALNERINA CHIEDE LA TUTELA DELLE SCUOLE DI MONTAGNA


Piccoli, ma efficienti istituti

sono un bene troppo importante

per l’intera collettività

A cura di Agnese BENEDETTI

NORCIA- Le scuole di montagna non debbono essere chiuse, ma valorizzate e tutelate, perché rappresentano da sempre una risorsa umana e culturale e un servizio insostituibile per la crescita del territorio e per fronteggiare lo spopolamento.
La Comunità Montana della Valnerina lo ha sottolineato in un ordine del giorno difendendo la presenza delle scuole nei suoi Comuni, specialmente in quelli più piccoli.
La mancanza della Istituzione scolastica creerebbe un grosso disagio non solo per i ragazzi e le loro famiglie ma per tutta la Comunità. Per questo l’ente montano non si limita a esprimere una giustificata preoccupazione per il piano programmatico del ministero dell’Istruzione, basato su parametri numerici che mettono in pericolo la sopravvivenza di diversi plessi scolastici del territorio, ma avanza una serie di proposte che mirano a conservare e a migliorare quelli presenti.
Viene richiesto il riconoscimento del ruolo di presidio che la Scuola svolge nelle picccole realtà e il rispetto della Costituzione quando essa afferma il diritto allo studio per tutti e tutela la specificità montana.
Vengono sollecitati, innanzitutto, criteri di calcolo specifici che tengano conto delle situazioni territoriali nel considerare il rapporto alunni per classe e organici del personale, nonché il superamento delle difficoltà relative al precariato e alla mancanza di continuità educativa collegata ai turn over, per evitare che ogni anno o troppo spesso i ragazzi cambino insegnante o dirigente.
Gli amministratori della Comunità Montana mettono in evidenza anche gli altri problemi di cui soffrono le scuole ubicate nei comuni orograficamente disagiati, come la diffusione delle pluriclassi che pone i docenti di fronte a difficoltà professionali del tutto particolari o l’esiguità del numero di alunni che in base ai criteri nazionali non consente di accedere a risorse materiali e professionali adeguate ai bisogni del territorio. Oltre a ciò indicano e chiedono maggiori sforzi finanziari da investire sulla vivibilità e sulla sicurezza delle strutture scolastiche.
Chiedono il mantenimento dei plessi scolastici e l’approvazione di strumenti che favoriscano le forme associative per il miglior utilizzo delle risorse al fine di garantire adeguati servizi di trasporto, mensa, assistenza, integrazione e la gestione in rete delle attività didattiche.
Un’istanza forte, infine, viene presentata per favorire la sperimentazione di modelli organizzativi originali (ad esempio l’uso di tecnologie didattiche o l’articolazione di nuove figure professionali), a partire dalle esigenze dell’apprendimento, piuttosto che subordinare questo a criteri economici elaborati sul modello urbano. Altrettanto importante è la costituzione di una banca di buone pratiche a livello nazionale, con la prospettiva di fornire esempi da cui attingere e in cui riversare la propria esperienza.

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