Sj- Visitia del Comandante dei grantieri di Sardegna alle istituzioni della città di Spoleto

SPOLETO
sabato 25 ottobre 2008
IL COLONNELLO LORENZO GAJANI BILLI VISITE LE ISTITUZIONI SPOLETINE
fonte: Comunicato stampa Comune Spoleto

Il Nuovo comandante del Primo Reggimento dei Granatieri di Sardegna incontra il sindaco BruniniIl Colonnello Lorenzo Gajani Billi, nuovo Comandante del Primo Reggimento “ Granatieri di Sardegna” di stanza a Spoleto, è stato ricevuto nei giorni scorsi dal Sindaco di Spoleto Massimo Brunini in occasione della visita alle istituzioni cittadine a seguito della nuova nomina e dell’insediamento.

Il Colonnello Lorenzo Gajani Billi è subentrato come Comandante di Reggimento al Colonnello Paolo Raudino, che attualmente ricopre il prestigioso incarico di Capo Ufficio Affari Generali dello Stato Maggiore dell’Esercito.

All’incontro, ha partecipato anche il Capitano Lorenzo Giovannetti, Comandante alla sede
della caserma “Garibaldi” in Spoleto. Il Colonnello Gajani Billi, che è attualmente anche comandante del raggruppamento per l’operazione “Strade sicure” in Roma, operazione che vede impegnati circa 80 Granatieri effettivi alle due Compagnie di stanza a Spoleto, si è detto orgoglioso di assumere questo nuovo incarico in una realtà importante come Spoleto.

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GRANDE NOVITA’ DAL SINODO DEI VESCOVI

ITALIA
sabato 25 ottobre 2008
NOVITA’ DAL SINODO,

IL LETTORATO APERTO ANCHE ALLE DONNE

fonte: redazione

Potrebbe essere una vera rivoluzione positiva

Dal sinodo dei vescovi che si e’ riunito nelle settimane scorse in Vaticano e’ arrivata l’indicazione di aprire il ministero del Lettorato anche alle donne, affinche’ anche esse possano annunciare la parola di Dio. E’ quanto si legge al numero 17 delle proposizioni finali dell’assemblea generale dei vescovi presentate oggi in Vaticano.

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MusicaJournal- Inizia il 9 novembre il Viaggio tra i Classici della Grande Musica di tutti i tempi

Sta per cominciare un nuovo emozionante

Viaggio tra i Classici della Grande Musica di tutti i tempi

Il 9 Novembre 2008 alle ore 16,30 partirà la SECONDA EDIZIONE della stagione MUSICA NUOVA che lo scorso anno ha entusiasmato il pubblico milanese. Tra le novità di quest’anno è importante segnalare il cambio della sede dei concerti che per questa edizione si svolgeranno presso la bellissima cornice del Teatro dell’Arca di Corso XXII 23/15 Marzo a Milano.

Ad inaugurare la manifestazione, il duo pianistico Danilo Lorenzini – Alessandro Palumbo, ormai noto al pubblico degli affezionati di MUSICA NUOVA, presenterà un programma ricco e di forte impatto emotivo. Si comincia con la grandiosa e cristallina Sonata in Re Maggiore K 448 per due pianoforti di Wolfgang Amadeus Mozart, alla quale viene affiancato il celeberrimo Prelude à l’aprés-midi d’un faune di Claude Debussy in una splendida trascrizione per la stessa formazione realizzata dall’Autore. Nella seconda parte, per celebrare con un piccolo omaggio i cento anni dalla scomparsa di Nikolai-Rimsky Korsakov, si eseguirà la sua virtuosistica trascrizione per pianoforte a quattro mani dell’Ouverture-Fantasia di Piotr Il’ic Caikovsky ispirata al dramma shakespeariano Romeo e Giulietta. Chiuderà il concerto una versione per due pianoforti di Alessandro Palumbo dell’ouverture tratta dalla commedia musicale Candide di Leonard Bernstein.

La stagione MUSICA NUOVA – Viaggio tra i Classici è prodotta e realizzata dal LaRiS – Progetti Musicali con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Milano, del Comune di Milano, di Radio Classica (Ultimo Grido), della rivista musicale Amadeus e del portale digitale Wikipedia.

Biglietti
Intero 10 Euro

Ridotto* 8 Euro

Abbonamenti

Intero 80 Euro

Ridotto* 64 Euro

* Riservato a studenti entro i 25 anni e adulti sopra i 60

Per informazioni: info@musicanuova.eu oppure 328 4627054.

9 Novembre ore 16,30 – PROGRAMMA

Concerto per due pianoforti

W. A. Mozart Sonata in Re Maggiore K448/375a

C. Debussy Prelude à l’aprés-midi d’un faune

(versione per due pianoforti dell’Autore)

***

SpoletoJournal- L’eredità postuma di Gian Carlo MENOTTI. Settemilioni di motivi per dire….

…..Spoleto non è un safari

di Gian Carlo Menotti

Quarantadue anni! Pare un sogno. E tutti mi chiedono: “Come giudichi questa tua esperienza, come ti senti?”, come se fossi appena uscito da un safari o da una spedizione al Polo Nord. La gente non si rende conto che questi quarantadue anni sono anni di vita vissuta e non soltanto una lunga avventura. Per me queste domande non hanno un senso; è come se mi chiedesse: “Come te la senti d’essere ancora vivo?” Per chi, a ottantotto anni, ama ancora la vita, sono il presente e il futuro che contano; il passato non può occupare che una piccola parte dei suoi pensieri. E poi, il passato di un ottantenne è un lugubre paesaggio che troppo assomiglia a un cimitero. Quanti amici e collaboratori scomparsi! Samuel Barber, Tommy e Nonie Schippers, Luchino Visconti, Anna Venturini, Ben Shahn, Ionesco, Nureyev, Ezra Pound, Jean Cocteau, Henry Moore; i nostri meravigliosi scenografi Petrassi e Valentini, la dolce Mrs. Curtis-Bok che mi aiutò a fondare il Festival, e quanti, quanti ancora!

E allora mi si domanda: “Ma quanto ti è costato questo festival di tempo e fatica?” E’ un bilancio che preferirei trascurare. Son troppe le amarezze che dovrei mettere in conto, anche se le gioie e le soddisfazioni sono state di più. A che vale tirare le somme? Il bilancio di una vita insegna poco e i ricordi, anche i più dolci e i più cari, alla mia età diventano struggenti e dolorosi. Indubbiamente il Festival mi ha reso molto e ha soddisfatto in me l’incalzante bisogno di sentirmi utile a una comunità. Chi è l’artista che oggigiorno ha il dovere di discutere con il sindaco, col capo della Polizia, col presidente dell’Ente turismo, coi direttori delle banche e gli operai delle fabbriche? Perdita di tempo? No. Anche l’artista del passato doveva discutere col Podestà, col Papa, con gli abati dei conventi, con i parroci delle chiese che affrescava, e con i clienti che chiedevano di essere ritratti.Gian Carlo Menotti 1950

L’artista di oggigiorno vive in un piccolo mondo particolare che rispecchia un limitatissimo aspetto della vita sociale. I confini del suo ambiente son tracciati dal manager (o l’editore o il mercante d’arte) e il pubblico. Ma né il manager né il pubblico fanno parte della sua vita privata. Né possono influire profondamente sul suo sviluppo di artista e di uomo. L’artista contemporaneo, in fondo, non conosce il suo pubblico o lo conosce solo come “pubblico”, e non come esseri umani, suoi concittadini, e per il pubblico l’artista è un idolo inavvicinabile al quale si sacrifica il prezzo di un biglietto (o d’un libro o d’un quadro) in cambio di qualche ora di svago.

Per me è sempre stato penoso sentirmi ai margini della società, e ho sentito il bisogno di convincere almeno una piccola comunità come Spoleto che l’artista è altrettanto utile e necessario quanto il medico, l’avvocato o l’ingegnere. Ci vuol pazienza per dimostrare ai concittadini che l’uomo civile “vive” d’arte senza neppure accorgersene. La melodia che fischietta mentre si rade è pure stata scritta da un compositore, e sono scrittori quelli che preparano il giornale del mattino e la commedia serale alla TV; la bella stoffa del vestito che indossa sua moglie è indubbiamente stata ideata da un designer, e così le eleganti posate e i piatti che sfoggia sulla sua tavola… Che cosa sarebbe il suo ufficio senza la riproduzione di quadri che danno tono al locale?

“Questo è artigianato; quest’altro arte commerciale” – si obietterà; ma senza l’Arte né l’uno né l’altro esisterebbero. Mondrian ha cambiato il volto delle nostre case (anche se non sempre per il meglio). Matisse si ritrova sulle stoffe estive, Calder nei giocattoli, così come Stravinsky e Prokofiev fan capolino nelle colonne sonore dei film di cassetta per un pubblico che inorridisce se gli si parla di musica classica o contemporanea. Dopo quarantadue anni non so quanto Spoleto per merito del Festival si renda conto di tutto questo. E’ innegabile che il vantaggio economico che riceve dal Festival è di primissima importanza; ma molti sono gli spoletini che ora, finalmente, si sono resi consapevoli della bellezza che li circonda e che si sforzano di esserne partecipi. Sforzi che, alle volte, possono sembrare puerili. Tuttavia il loro recente impegno d’abbellire alla meglio l’appartamento, il ristorante, l’ufficio è commovente, e così è l’orgoglio per la bellezza della loro città della quale fino all’arrivo del Festival erano solo vagamente consci. Senza parlare degli spoletini che si sono dedicati a una carriera artistica e che, anche come tecnici teatrali, si fanno ammirare nei palcoscenici internazionali. Questo è quello che più conta per me: essere stato utile, anche se in maniera modesta, alla riuscita economica e culturale di una piccola città che ora non è più né piccola né povera.

A che serve, dunque, ricordare le amarezze e gli ostacoli? Indubbiamente queste non sono mancate, specialmente le dure battaglie per superare la continua incertezza economica. Fin dal principio la proverbiale gelosia medioevale degli italiani non ha tardato a mettere i bastoni tra le nostre ruote. Ci sono stati “voli su Spoleto” con spargimento di volantini osceni, comizi di protesta in seno al Festival stesso; minacce di anonimi e accuse ingiuste e critiche ingiustificate da parte della stampa. Ma io sostengo che la critica avversa è una prova utile per misurare la tempra di un’opera d’arte o di una manifestazione artistica. L’arte che si lascia uccidere dalle critiche non merita di vivere. Del resto, in Italia c’era da aspettarselo. Quando mi si chiede quale, secondo me, è la principale differenza tra l’italiano e l’americano, rispondo così: “L’americano ama la ricchezza e il successo anche del prossimo, ma, forse per pudore, fa presto ad abbandonare chi cade in disgrazia o s’ammala. L’italiano è esattamente il contrario; ama il prossimo solo quando è in disgrazia o a letto ammalato”. Io non sono ammalato (e faccio le corna), ma ho il vantaggio di avere ottantotto anni e in Italia bambini e vecchi fa tenerezza o compassione. Non so quanto posso essere ancora utile a Spoleto, ma penso che l’affetto che esiste tra me e gli spoletini è ancora la forza che rende questo nostro Festival inespugnabile.

E il futuro? C’è chi vorrebbe dare al Festival un volto nuovo; ma io non credo che giovi sempre rifarsi la faccia. L’importante è crearsi una fisionomia che sappia mantenersi giovane. Il nuovo ha importanza solo se riesce a creare una tradizione. Noi, il nuovo, l’abbiamo proposto, e come Bayreuth e Salisburgo siamo riusciti a crearci una fisionomia e un carattere. Non perdiamoceli. Né dobbiamo lamentarci se il nostro pubblico sta diventando nella sua maggioranza un “pubblico di fedeli”. Un ristorante che non ha una sua tradizione culinaria ed un nucleo di clienti fissi, finisce presto col dover chiudere i battenti.

E allora, che cosa auguro al Festival? Due cose: che Spoleto sappia conservare questa sua fisionomia d’indipendenza e che continui a sapersi difendere da manovre politiche. In un paese dove si ammette apertamente e senza pudore che nei teatri di Stato se il sovrintendente è comunista il direttore artistico dev’essere socialista e così via (un fatto che in tutta Europa è diventato una barzelletta e che in America lascia tutti increduli), è un vero miracolo che a Spoleto tutti i partiti si sono trovati concordi nel non mischiare il Festival con le loro rivalità politiche e che in questi quarantadue anni nessun sindaco si sia permesso di chiedermi a quale partito appartengo o quali siano le mie idee politiche. Questo è quello che più o meno scrissi diciassette anni fa e che ancora oggi sottoscrivo. Parecchio è successo nel frattempo e prima di tirar le somme vorrei chiudere questa specie di prematuro testamento con un breve riassunto di questi ultimi anni.
Il futuro del Festival, ora che è nelle capaci mani di mio figlio, non mi preoccupa più. Francis è stato nel passato un attento e vigile discepolo, un osservatore acutissimo e, una volta uscito dall’ombra, si è rivelato un formidabile manager, capace non solo di saper risparmiare nel campo amministrativo, ma anche di arricchire il Festival di nuove idee artistiche e di nuovi sponsor.

Francis e Gian Carlo MenottiQuando giunse il momento che il Festival sentì il bisogno di investigare la vecchia amministrazione e di rinnovarla, io mi resi conto che ciò richiedeva uno scontro con uno staff, al quale per molti anni mi ero affidato incondizionatamente e non ho avuto il coraggio di affrontare questa delicata situazione da solo. Chiesi allora a Francis di aiutarmi, offrendogli la presidenza dell’Associazione e dandogli così via libera di inaugurare una nuova era.

Francis si è subito rivelato un solido e agguerrito manager che non si lascia facilmente impaurire da minacce o critiche. Malgrado le subdole manovre per “farlo fuori”, è riuscito, senza impoverire le qualità artistiche dei recenti programmi, a ridurre il budget, che negli anni precedenti era salito a 11 miliardi, a 8 miliardi. Nelle sue mani il Festival ha una guida sicura e creativa – non solo perché sa apprezzare ogni forma d’arte, ma perché sa anche dove scegliere consiglieri e collaboratori.

Mi è triste constatare che nessuno dei vecchi collaboratori, che si sono visti messi da parte, ha saputo ritirarsi con grazia e con stile, né si è offerto di collaborare con la nuova organizzazione. Tutti, e soprattutto quelli che da anni prendevano lauti compensi e che proclamavano ad alta voce la loro amicizia e gratitudine verso di me, hanno subito reclamato per vie legali grossi indennizzi che secondo me non si meritavano. Tuttavia quei pochi collaboratori che mi sono rimasti amici mi compensano delle amarezze causatemi da chi si rifiuta di analizzare con onestà il proprio passato e preferisce posare da vittima.

L’esigua e patetica schiera dei “nemici” che ancora oggi tenta di inquinare le acque del Festival è ormai allo scoperto e i cittadini di Spoleto conoscono il subdolo gioco, con il quale forse vorrebbero impossessarsi del Festival.

Anche con la Fondazione le cose non procedono all’acqua di rose. Ancora non vogliono convincersi che il Festival è una mia creatura e che non possono essere loro a decretarne il futuro, e che il ruolo della Fondazione, secondo legge, è semplicemente quello di amministrare i soldi dello stato (che ammontano a solo un terzo di quelli che l’Associazione deve raccogliere per affrontare il budget). Ben venga il giorno quando la Fondazione, invece di servirsi del nostro patrimonio e dei nostri sponsor, si impegni a trovare nuovi sponsor e incrementi così le possibilità del Festival. Quel che succede, invece, è che la Fondazione non pensa ad altro che ad impadronirsi del patrimonio dell’Associazione che io personalmente, e con sacrifici personali, sono riuscito ad accumulare durante i quarantadue anni di faticosa gestione.

Né posso dire che il Comune abbia sempre collaborato col Festival. Dopo quarantadue anni di vita ancora non ci è stata offerta una sede decente e nuovi spazi per poter accogliere i nostri programmi. Ora che, con mio figlio al timone del Festival, si respira aria più pulita e più fresca, è anche tempo che in Comune si alleggerisca la pesante macchina burocratica e politica che pesa su tutti noi e la Giunta comunale faccia tutto il possibile per consolidare la presenza del mio Festival a Spoleto, dandoci spazio e facendoci parte dei problemi cittadini, come succedeva nei primi anni. Sarebbe anche ora che il Comune protestasse con il sindaco di Charleston per l’uso arbitrario del nome di Spoleto che ormai non rappresenta in nessun modo e crea soltanto confusione e imbarazzo. E’ come chiedere alla gente di andare nel New Jersey per vedere la Torre pendente di Pisa.

Mi chiederete: ma con tutti questi intoppi, come ha fatto il Festival a sopravvivere per ben quarantadue anni? Tenacia, fortuna, ma soprattutto amore per quel che faccio e fede in quello che ancora posso fare.

Dopo questa lunga cronaca, che segna molte vittorie e anche qualche sconfitta, molti giorni felici ma anche qualche periodo di amarezza, è con vera gioia che oggi guardo verso il futuro con la convinzione di aver affidato il Festival a mani non solo più giovani e vigorose, ma anche più esperte delle mie.

Spoleto, gennaio 1999

PoliticaJournal- Petrini domanda: Pro loco di Spoleto o della Toscana???

“ProLoco di Spoleto”

Tutti a Firenze per il Mercatino di Natale?

Ci risiamo, l’anno passato doveva essere la gita ad Incisa all’Outlet, poi annullata dopo varie critiche emerse, quest’anno, andiamo tutti insieme allegramente ai Mercatini di Natale a Firenze

Dispiace esprimersi negativamente, contro chi liberamente e giustamente pensa di passare una giornata piacevole in compagnia, facendo shopping anche fuori Spoleto, ma il punto è che la Pro Loco di Spoleto, Associazione che ha come fine la promozione del territorio, si faccia promotrice di questa gita organizzata, come risulta dal programma inviato ai soci stessi.

È bene sottolineare le buone iniziative che sono in programma valide, interessanti e da sostenere, vedi i Convegni “ Erbe di Campagna e Micologia” e le degustazioni del 8 e 9 Novembre prossimi, in Piazza del Mercato.

Invece senz’altro criticabile la gita a Firenze, che certamente non può considerasi promozione del territorio, ma che promuove inevitabilmente gli acquisti Natalizi fuori Spoleto, e chissà mai che tornando da Firenze, visto che è di strada, non si possa fare una tappa al tanto appetibile Outlet di Incisa?

Il Programma, così come è stato inviato ai soci della Pro Loco, viene definito di massima e a dire il vero non è firmato, ma credo che il Presidente né sia certamente a conoscenza.

Porterò di nuovo in Consiglio Comunale l’argomento, invitando il Sindaco ad un intervento che ricordi ai Soci della stessa Pro Loco, e soprattutto al suo Presidente, che come da regolamento comunale, la stessa Associazione, beneficia o comunque può beneficiare di contributi economici pubblici dell’ente stesso, che credo non debbano essere dispersi in obiettivi diversi dalla promozione del territorio.

Distintamente
Carlo Petrini
Spoleto, 25/10/08

CACCIAJOURNAL- In deroga alla migratoria, Bottini incontra la terza commissione

Umbria, 24/10/2008

Verificare presso la Commissione europea le modalità tecniche di applicazione delle deroghe alla caccia migratoria, con l’obiettivo di consentire il prelievo già dalla prossima stagione venatoria. È una delle linee indicate dall’assessore alla Caccia della Regione Umbria, Lamberto Bottini, durante un incontro con la Terza Commissione del Consiglio regionale.
Nel sottolineare l’interessamento della Giunta regionale (anche con la presentazione di un ordine del giorno), Bottini ha sottolineato che sarà fondamentale sollecitare il Governo per rendere funzionali le attività dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) al fine di determinare entro il 31 gennaio 2009 l’effettiva consistenza delle popolazioni venatorie interessate da richieste di prelievo in deroga.
In sede di Conferenza tra Stato e Regioni – aggiunto Bottini – verrà richiesto l’aggiornamento del “Protocollo operativo per il prelievo in deroga” siglato nel 2004 e sarà infine comunicata la disponibilità a collaborare dell’Osservatorio Faunistico regionale per la raccolta dei dati necessari alla stima di popolazione rilevata a livello nazionale, finalizzata al calcolo della “piccola quantità”.
Secondo Bottini la gestione della fauna deve trovare momenti di raccordo e collaborazione con obiettivi ben precisi, in grado di soddisfare tutte le esigenze che ruotano intorno ad essa, ma soprattutto rispettare le regole stabilite con particolare riguardo a quelle comunitarie. Anche nell’ambito della prevista revisione della legge 157/92 si fa strada la necessità di abbattere le logiche della contrapposizione ed andare verso una fase di lavoro congiunto e compartecipato da tutti i soggetti interessati. In tal senso è stato lanciato un messaggio da parte di undici sigle tra associazioni venatorie, associazioni agricole ed ambientaliste (Federazione Italiana della Caccia, Italcaccia, Arcicaccia, Coldiretti, Confagricoltura, Confederazione italiana agricoltori, Fare Verde, Amici della terra, Legambiente, LIPU e WWF). Questo principio è ancor più pregnante – sostiene l’assessore – quando si parla di avifauna migratoria, le cui popolazioni interessano vaste aree continentali e non possono essere gestite in un’ottica localistica senza avere validi supporti scientifici sulla loro consistenza e distribuzione. È per questo – conclude Bottini – che iniziative come quelle intraprese di recente dalle Regioni Lombardia, Veneto e Marche, in merito al prelievo in deroga alla direttiva 79/409/CEE, finalizzate a forzare le norme con l’illusione di ripristinare presunti diritti, ma che non trovano il riscontro ed il supporto della corretta gestione faunistica, vengono subito impugnate, sospettate di incostituzionalità e rinviate nelle opportune sedi di giudizio.


SJ-CON LA MOSTRA DELLO ZAFFERANO SI INAUGURA LA STAGIONE DELLE FIERE IN UMBRIA

ATPAI-TEMPO D’AUTUNNO

TEMPO DI TIPICO

E’ LA GRANDE STAGIONE DEGLI EVENTI CHE SI INAUGURA CON

LA MOSTRA MERCATO DELLO ZAFFERANO DI CASCIA

Mariolina Savino, Presidente dell’Associazione ATPAI

direttore e ideatrice di http://www.umbriaclick.it e http://www.spoletoclick.it

Dal PRESIDENTE di ATPAI

via Plinio il Giovane 10, 06049 Spoleto

MARIOLINA SAVINO

direttoreclick@gmail.com

Ben dieci anni sono trascorsi dalla nascita dell’Asso Tourist pro Agri Italia, associazione autonoma venuta alla luce nel 1998, dopo lunghe considerazioni sulla promozione territoriale dei prodotti tipici, delle eccellenze, dei territori e dell’agricoltura mista agli agriturismi che in quel periodo cominciavano a spuntare come funghi, proprio per la domanda crescente dei turisti italiani e stranieri che volevano “godersi” l’Umbria in maniera assolutamente naturale.

Naque il Frantotipico, ideato e progettato dalla scrivente con l’avvallo dell’allora sindaco Augusto Mancini del comune di Castel Ritaldi, con la partecipazione dell’azienda leader nel campo dei mulini di nuova generazione Rapanelli, con la partecipazione della provincia con l’interessamento di Andreani, con l’Associazione delle città dell’Olio allora presieduta da Carlo Antonini con sede a Siena, con la presenza del professor Ciani della Facoltà di agraria dell’Università di Perugia, con la presenza dell’Arusia allora rappresentata da Leonello Lunghi, della Comunità Montana del Serano con presidente Massimo Brunini, e la partecipazioe delle due Cantine sociali di Spoleto con Paolo Silvestri e di Foligno con Lodovico Mattoni. La Forestale Umbra, la Camera di Commercio di Perugia, la Bps e la Carispo e l’allora onorevole Maurizio Ronconi.

Esperienza fantastica e innovativa in un momento di stallo dove anche Paolo Morbidoni a Giano era partito con entusiasmo, creando un punto di eccellenza per le produzioni tipiche del gianese e non solo, Campello rinnovava l’appuntamento con gli ulivi e Norcia rimeneva e rimane la numero uno per organizzazioni di Mostre tipiche da quasi un cinquantennio. Fu in quegli anni che Valtopina, a causa di una violenta nevicata portò la mostra a due appuntamenti settimanali come ancora oggi si evince dal programma 2008.

Sono passati come dicevo ben dieci anni.

Frantoi Aperti allora organizzato dal Centro Agroalimentare presieduto da Marco Caprai, con il quale abbiamo condiviso i primi timidi passi, ha continuato la sua strada oggi, forse più “spianata” di allora, come possiamo notare dalla presentazione dell’evento 2008 al salone del Gusto di Torino proprio in questi giorni.

La navetta che per primi ci inventammo per unire il vasto territorio Castel Ritaldese con le zone di produzione come Colle del Marchese, Castel San Giovanni e Spoleto, con l’aiuto di un esperto come Vairo Caldarelli, oggi è diventata cosa comune, ma partì proprio da Castel Ritaldi e fu ideata dalla nostra Associazione. Come quel primo Annullo Postale che riportava la Pieve nel francobollo, come ancora le favole di Valecchi, che davano l’impulso a manifestazioni che successivamente si sono sviluppate nel territorio.

Nacque il concorso l’oliva d’oro che vide protagonisti ristoratori a confronto e la giuria fu rappresentata niente di meno che da Duilio Brodoloni di Foligno.

E ancora in vena di ricordi per quella manifestazione che ha segnato l’inizio di un percorso lungo e mai terminato ai nostri giorni, la presenza alla manifestazione del Vice presidente commissione Igiene e Sanità del Governo Berlusconi, Senatore Leonzio Borea per intervento del compianto Ingegnere Ottavio Di Brizi che riuscì a deviare il percorso del parlamentare anzichè da Firenze a Roma dove seguiva un convegno, da Firenze a Castel Ritaldi, seguendo poi la corsa fino alla Capitale ed era il 2001 per non mancare all’inaugurazione di quel Frantotipico ultimo gestito dalla sua ideatrice.

Una attività intensa quella di quegli anni, che andava scemando a causa dell’esiguità dei fondi sempre più incerti e delle pressioni politiche che tendevano a trasformare l’evento in maniera differente dalla prima stesura che aveva guardato ad una centralità economica importante fra Spoleto e Foligno, scegliendo la popolatissima piazza della Bruna per la logistica degli stand, in una posizione felicemente transitata dalla Tuderte.

Di quella meravigliosa e sofferta esperienza, rimangono straordinari ricordi come la bruschettona che fece inalberare la pro loco di Spello che guardava al Guiness dei primati con la bruschetta più grande del mondo, (posso dire tranquillamente per buona pace di tutti, a distanza di un decennio, che non avevamo assolutamente pensato a quella opportunità e fu bravissima Graziella, moglie dell’attuale sindaco di Spoleto allora proprietaria del forno Bosi, a fornirci quell’enorme bruschetta che le costò non poca fatica per trasportartla intatta nel luogo della manifestazione). Rimane inoltre l’inoppugnabile primogenitura di un evento che ha fatto tanto rumore, oltre nostro portale Frantotipico.it che ha aperto la strada ad un concetto meno localizzato e certamente più nazionale, che è nei progetti futuri di sviluppo in internet dell’associazione.

Tornando ai nostri tempi ricordiamo che nel prossimo mese di Novembre ci saranno in calendario una serie di eventi di grande interesse nazionale e mondiale che da anni interessano esperti e appassionati di Tartufi, Olio e Vino interessando i territori di Gubbio con la mostra nazionale del Tartufo Bianco e dei prodotti agro- alimentari dal 31 ottobre al 2 novembre, Fabro con la xvi Mostra Nazionale del Tartufo,dal 7 al 10 Novembre, Città di Castello Mostra del Tartufo e dei prodotti del Bosco dal 6 al 9 novembre, Valtopina con i due classici appuntamenti per i fine settimana dal 22 al 23 e dal 29 al 30 novembre 2008.

Vi informeremo poi, tramite i nostri straordinari portali come http://www.umbriaclick.it, http://www.spoletoclick.it e a seguire, di tutte le mostre in programma per la produzione olivicola e vinicola come ormai facciamo da tempo immemore e dove erano in pochi a coltivare questa passione editoriale e di divulgazione, in rispetto della nostra passione per l’eccellenza umbra di qualità e del vostro altissimo interesse a questi argomenti.

Cascia dunque apre le danze con la Mostra dello Zafframe e dei tipici che si sta svolgendo proprio oggi e domani.

Cari lettori vicini e lontani, non perdete queste ghiotte occasioni per prendervi qualche giorno di ferie e godere di tanti sapori e profumi dell’Umbria, oltre alla vista di splendidi tuberi e fiori di zafferano e monumenti, di una terra ricchissima di pace e gioia di vivere!

L’Umbria vi aspetta e la redazione vi ringrazia per la costante presenza nelle alte classifiche dei visitatori.

Da sempre siete la nostra sola ed unica forza, e presto in linea godrete di Spoletoclick, atteso ormai da giorni e che, quando meno ve lo aspettate comparià con un clik!!!!!!!!!!!!!